Rapporto Svimez: l’aumento dello spread penalizza soprattutto il Sud

L’aumento dello spread, cioè del differenziale di rendimento dei titoli di Stato sui mercati finanziari e quindi del costo del nostro debito pubblico, colpisce in modo particolare le regioni meridionali. Lo sottolinea la Svimez, che oggi ha presentato il suo Rapporto annuale. Ipotizzando nel 2019 e nel 2020 uno spread di poco inferiore ai 300 punti, al Sud l’effetto sarebbe una minore crescita di circa lo 0,33% nel 2019 e dello 0,35% nel 2020. Nel Centro-Nord, invece, l’impatto negativo sarebbe dello 0,22% il prossimo anno e dello 0,25% il successivo. Da queste cifre, secondo la Svimez, scaturiscono due considerazioni. La prima è che un incremento stabile del costo del debito pubblico limita fortemente l’efficacia espansiva delle misure redistributive adottate con la manovra economica. La seconda è che un maggior differenziale dei tassi d’interesse sui mercati internazionali mette in difficoltà le banche che a loro volta reagiscono con un razionamento dei prestiti alla clientela. E ciò danneggia di più gli investimenti delle imprese meridionali, le quali hanno maggiori bisogni finanziari che non sempre riescono a soddisfare. Se si analizzano i dati più recenti sull’andamento degli impieghi, si nota che l’ammontare dei prestiti erogati è già diminuito nel secondo trimestre 2018, in particolare nel Sud, contestualmente all’innalzamento dello spread.

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