Maltempo: vescovi Sicilia, “territorio devastato dall’abusivismo, siamo tra i colpevoli di queste stragi”

“La terra protesta per il male che le provochiamo”. Mentre la Sicilia ancora piange le vittime del maltempo e cerca chi è ancora disperso, mentre si fa la conta dei danni alle città e al territorio, mons. Giuseppe Marciante, vescovo di Cefalù e delegato della Conferenza episcopale siciliana per i Problemi sociali e la Salvaguardia del Creato, cita Papa Francesco e propone una riflessione ad alta voce su quanto avvenuto “di nuovo”, dopo Giampilieri e Scaletta Zanclea nel 2009, su quanto non abbiamo imparato da quelle tragedie e su “quanti morti, quante altre vittime, quante altre tragedie annunciate o da evitare, dovranno ancora accadere prima che si comprenda che la prima opera pubblica che è necessaria alla Sicilia e a tutta l’Italia è la messa in sicurezza del territorio”. Chiede l’impegno di tutti, in primo luogo dei cattolici, degli amministratori e dei responsabili, per “trasformare questi disagi in progetti”, perché tutti dobbiamo “identificarci tra i colpevoli” di quanto è avvenuto. “E’ sotto i nostri occhi una atroce verità: il nostro è un territorio devastato dall’abusivismo. Non si contano gli edifici, le ville e le villette costruite in aree franose o nei letti dei torrenti le cui fognature scaricano anche sui fiumi. Quando si parla di Sicilia – scrive il vescovo nel documento pubblicato sul sito delle Chiese di Sicilia – viene in mente il dramma della cementazione selvaggia, di un abusivismo edilizio che sfiora il 49%. L’edilizia abusiva – dice mons. Marciante – è una nostra emergenza; il nostro territorio ne è fortemente devastato”.

Evidenziando la necessità di combattere questa piaga, il vescovo sottolinea che “tanti cittadini ne sono purtroppo incoscienti; c’è una sorta di cecità che va curata sui pericoli che incombono sulle nostre vite” ed evidenzia come il ridurre quest’opera “soltanto ad una padulosa e lenta pratica burocratica può arrestare tutto, per anni e anni”, soprattutto in Sicilia e nel Mezzogiorno. Mons. Giuseppe Marciante rivolge due inviti ai siciliani, ai cattolici, alle istituzioni e a quanti hanno responsabilità: “Identifichiamoci – dice – tra i colpevoli di queste stragi. Non lasciamoci anche noi inghiottire dal fangoso scorrere del tempo” e “trasformiamo questi disagi in progetti” perché “ridare sicurezza ai nostri territori significa custodire la vita di ogni cittadino”.

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