Dipavali: mons. Spreafico (Cei), “un grande messaggio di pace e di non violenza in questi tempi difficili”

“Quest’anno dalla Festa delle luci induista ci arriva un grande messaggio di pace che impegna ognuno di noi, a qualunque religione e a qualunque parte di umanità appartenga, a creare una cultura di pace e di convivenza”. È questo l’augurio formulato da mons. Ambrogio Spreafico, vescovo di Frosinone e presidente della Commissione ecumenismo e dialogo della Cei, agli induisti che vivono nel nostro Paese e che oggi in tutta Italia celebrano la Festa della luce. Il tema scelto quest’anno dall’Unione induista italiana per celebrare il Dipavali – “Satyagraha: non violenza e verità, le forze del bene comune” – si ispira al Mahatma Gandhi assassinato 70 anni fa (il 30 gennaio 1948). “È il messaggio di un uomo – riflette Spreafico – che con la non violenza ha ottenuto una nuova condizione per il suo Paese mostrando al mondo e alla storia che la via della non violenza non è un cedimento al male ma è l’unica possibilità di vittoria per un mondo migliore, ancor di più oggi in questo tempo difficile”.

Il vescovo fa riferimento al drammatico fatto di cronaca accaduto solo qualche giorno fa negli Stati Uniti dove un bambino di 11 anni ha ucciso con una pistola la nonna perché gli aveva chiesto di pulire la sua stanza e poi si è tolto la vita. “È la logica di un mondo che accetta che le armi si diffondono”, commenta: “Le armi sono quelle che noi continuiamo a vendere nonostante il male e la morte che diffondono, ma sono anche le armi della parola, dei post che noi lanciamo sui social contro gli altri, degli insulti. Rischiamo così di farci inghiottire in una spirale di odio e aggressività che genera una società violenta, fomenta la rabbia, impedisce una convivenza pacifica”. “Le Luci che sono state accese in questi giorni per la festa induista ci dicono che in ogni essere umano – e per noi cristiani, questo è fondamentale – c’è l’immagine di Dio. Non dimentichiamo mai che, al di là della paura, che l’altro, diverso da noi, ci può mettere, c’è l’immagine di Dio. Che la luce accesa in questi giorni ci aiuti a illuminare nell’altro ciò che ci unisce non quello che ci separa. Nessuno rinuncia alla propria identità ma mai può essere utilizzata per fare la guerra agli altri”.

Sono circa 150mila gli induisti presenti nel nostro Paese, per la maggior parte immigrati (provenienti dai Paesi dell’Estremo Oriente, India, Pakistan, Sri Lanka, ecc.) con una presenza di italiani che hanno scelto di approfondire lo studio e la pratica della religione induista. Monasteri, comunità e templi sono oggi diffusi in quasi tutte le regioni italiane. Con un decreto del presidente della Repubblica, l’Unione induista italiana è stata riconosciuta ufficialmente dallo Stato italiano come Confessione religiosa. Dopo un lungo iter, l’11 dicembre 2012, il Parlamento italiano ha ratificato l’Intesa e da allora il Dipavali o Diwali, Festa della luce, è riconosciuta in Italia come festività religiosa ufficiale. Ieri, l’Unione induista italiana, in collaborazione con l’Ambasciata dell’India, ha proposto a Roma un’intera giornata dedicata alla cultura indiana. E il 5 novembre, su iniziativa del senatore Lucio Malan, si è svolta la celebrazione della Festa della luce al Senato.

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