Decreto sicurezza: Morcone (Cir), “non raggiungerà il suo obiettivo perché crea irregolarità, insicurezza e lede diritti”

Il Consiglio italiano per i rifugiati (Cir) è “gravemente preoccupato” per l’approvazione al Senato del c.d. Decreto Sicurezza. “È un decreto che non raggiungerà in nessun modo l’obiettivo che il legislatore si è posto: cioè più sicurezza nel nostro Paese. L’abolizione della protezione umanitaria creerà migliaia di irregolari che non potranno essere rimpatriati, se non in modo molto limitato. Lo smantellamento dello Sprar determinerà nuove forme di marginalità, derive di esclusione sociale che inevitabilmente renderanno più fragili le persone che arriveranno in Italia enfatizzando il rischio di conflitti e rendendoli permeabili a percorsi di radicalizzazione”, dichiara Mario Morcone, direttore del Cir. Secondo il Cir  il Decreto Sicurezza  peggiorerà “sia il livello dei diritti per i richiedenti asilo e i rifugiati che l’efficacia del sistema stesso”.  “Un altro rischio che ci allarma molto”, prosegue Morcone, è “l’introduzione del trattenimento ai soli fini identificativi e delle procedure di frontiera che determinerà sulle coste della Sicilia e delle altre Regioni del Sud la realizzazione, per necessità, di grandi centri chiusi che deterranno migliaia di richiedenti asilo. È sostanzialmente quello che alcuni Paesi europei ci chiedono da tempo e noi non abbiamo mai voluto fare”. Riguardo alle misure sulla cittadinanza, fa notare il Cir,  “i quattro anni richiesti dall’amministrazione per dare una risposta alla richiesta di cittadinanza presentata da una persona che nei precedenti 10 anni aveva già dimostrato di essere nelle condizioni richieste dalla legge, non sembrano compatibili col livello di sviluppo del nostro Paese. Le disfunzioni della pubblica amministrazione non possono essere scaricate su persone che peraltro lavorano e pagano le tasse come tutti gli altri cittadini”. “Comprendo e condivido anche le ragioni che spingono verso la revoca della cittadinanza in alcuni casi specifici, che a mio avviso rimarrà una norma bandiera, ma con essa rischiamo di disarticolare un pilastro del nostro ordinamento che è l’Articolo 3 creando le categorie degli italiani e degli italiani fino a un certo punto” conclude Morcone.

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