Grande Guerra: Mattarella, “anche oggi donne, anziani e bambini vittime più fragili di ogni conflitto”. Ai ragazzi, “tenete viva la memoria”

(Foto di Francesco Ammendola - Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)

“Le donne, gli anziani, i bambini, i disabili, combatterono un’altra guerra, meno cruenta forse, ma non per questo meno coraggiosa o meno carica di lutti e di sofferenze. E anche oggi, del resto, donne, anziani e bambini sono le vittime più fragili di ogni guerra e di ogni conflitto. La Grande Guerra non riguardò soltanto i soldati: distruzioni, patimenti e fame si abbatterono anche sulla popolazione civile, in particolare nelle zone del Veneto e del Friuli occupate dopo la ritirata di Caporetto”. Lo ha ricordato ieri a Trieste il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, durante la cerimonia per il centenario della fine della Grande Guerra, Giorno dell’Unità nazionale e Giornata delle Forze Armate. Per il Capo dello Stato, “gli errori, gravi ed evitabili, delle classi dirigenti del secondo decennio del Novecento, e una conduzione della guerra dura e spietata degli Alti Comandi, non debbono e non possono mettere in ombra comportamenti eroici dei soldati e il loro sacrificio, compiuto in nome degli ideali di Patria. Un’esperienza di valore, di mobilitazione, di solidarietà, di adempimento del dovere”. “Non lontano da qui, sulla terribile petraia del Carso, così come su tutte le zone del fronte, dai monti fino al mare, si scrissero pagine indimenticabili di valore, di coraggio, di sofferenza, di morte e di desolazione”, ha ricordato Mattarella. “Tra i soldati italiani – ha aggiunto – uno su dieci perì in battaglia o negli ospedali. Stesse percentuali, se non maggiori, si calcolarono negli altri eserciti, alleati o nemici. E non si contarono i mutilati, gli invalidi, i dispersi, i prigionieri”. “I soldati italiani – ha osservato il presidente della Repubblica – trovarono, ciascuno a suo modo, dentro di sé, la forza di resistere e di sostenere, con coraggio e dedizione, prove durissime, spesso ben oltre il limite dell’umana sopportazione”.
Dal presidente poi parole rivolte alle giovani generazioni: “Da questa terra che ha vissuto tragedie immani – come quella delle foibe – desidero rivolgere un saluto speciale alle ragazze e ai ragazzi italiani, incoraggiandoli a tenere viva la memoria dei caduti e delle sofferenze della popolazione civile di allora, come antidoto al rischio di nuove guerre”.

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