Eritrea: card. Sandri (Chiese orientali), “cessi l’accaparrarsi delle risorse, delle basi militari sul Mar Rosso da parte di potenze regionali e internazionali”

foto SIR/Marco Calvarese

“Nessuno deve aver paura della cultura, nessuno deve temere la riscoperta dei tesori della propria storia”. Lo ha detto il card. Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese orientali, celebrando oggi a Roma, l’apertura dell’anno accademico del Pontificio Istituto di archeologia cristiana, dedicata all’antica città eritrea di Adulis, per la quale è in corso un progetto di scavo archeologico. “È un modo di dare voce ad un Paese e al suo glorioso passato – l’odierna Eritrea – che nell’oggi va piuttosto sui giornali per l’interminabile esodo dei suoi giovani figli e figlie, molti dei quali trovano la morte lungo la strada del deserto o nel Mar Mediterraneo”, ha ricordato il prefetto. “L’identità di questa città – ha poi aggiunto – è una profezia sul presente, perché quelle terre tornino a poter risplendere di luce e cessi l’accaparrarsi delle risorse, delle basi militari sul Mar Rosso da parte di varie potenze regionali e internazionali; o che almeno questo avvenga favorendo la crescita del popolo e non perpetuando la sua difficoltà”. Con il card. Sandri hanno concelebrato mons. Carlo Dell’Osso, segretario dell’Istituto, mons. Stefan Heid, docente, oltre agli studenti sacerdoti. Al termine della messa è stata inaugurata la mostra fotografica “Adulis, la città perduta”, aperta fino agli inizi del mese di dicembre presso l’Istituto. Era presente il card. Francesco Coccopalmerio e l’ambasciatore dell’Eritrea presso il Quirinale.

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