52° alluvione Firenze: card. Antonelli, “impegno generoso e amore per la città”. Oggi “disastri ambientali chiedono di ripensare stili di vita e modelli di consumo”

L’alluvione di Firenze fu un evento “eccezionale e imprevedibile” ma oggi i “frequenti disastri ambientali” chiedono di ripensare “stili di vita” e “modelli di consumo”. Lo ha detto il card. Ennio Antonelli, arcivescovo emerito di Firenze, nell’omelia della Messa celebrata ieri, 52° anniversario dell’alluvione del 4 novembre 1966, nell’Oratorio della Madonna delle Grazie, immagine che stava su una delle antiche celle del Ponte delle Grazie per difendere la città dalle alluvioni. “Di quei giorni segnati dalla tremenda calamità naturale – ha esordito – vogliamo ricordare innanzitutto le vittime, il dolore, le rovine, ma anche le belle testimonianze di solidarietà, generoso impegno, coraggio pieno di speranza. È importante ricordare, specialmente ricordare insieme”. “In quell’occasione, l’amore per la città “emerse sia come condivisione della sofferenza e dell’angoscia sia come servizio operoso per aiutare persone in difficoltà e proteggere case, chiese, opere d’arte e altri preziosi beni culturali. Insieme ai cittadini e ai militari, si impegnarono con appassionata dedizione migliaia di giovani, accorsi da ogni dove e diventati famosi col nome di ‘Angeli del fango’”. Dopo avere richiamato anche il lavoro di ricostruzione, il card. Antonelli ha lanciato un monito: “L’amore per la città deve continuare nella vita ordinaria, da parte di tutti, anche nei gesti più semplici e nei comportamenti quotidiani”. Di qui  l’importanza di “decoro urbano, rispetto per le opere di interesse storico-artistico, convivenza civile, partecipazione alla vita ecclesiale, buoni rapporti di vicinato, qualità delle relazioni umane, solidarietà con le necessità degli altri” . “L’alluvione di Firenze – ha precisato – fu un evento del tutto eccezionale e imprevedibile. Ma i frequenti disastri ambientali, che avvengono ovunque sulla faccia della Terra, almeno in parte sono imputabili alla sconsiderata attività dell’uomo e costituiscono altrettanti drammatici appelli a ripensare e a rinnovare i nostri stili di vita e i modelli di produzione e di consumo”. Per questo, ha concluso, “è auspicabile che la splendida lettera enciclica Laudato Sì di Papa Francesco venga largamente diffusa, studiata, meditata e messa in pratica”.

 

 

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