Migrazioni: Mattarella, “fenomeno che non è di carattere emergenziale, ma è strutturale. Non va ignorato, ma governato”. Serve “responsabilità comune”

(Foto: Francesco Ammendola, Ufficio stampa Presidenza della Repubblica)

Il fenomeno migratorio “non è di carattere emergenziale, ma è strutturale, costituisce una delle grandi sfide che si presenta all’Unione europea e a tutto il mondo”. Lo ha affermato questa mattina il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, intervenendo alla cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico 2018/2019 dell’Università degli studi di Verona. Richiamando la “responsabilità comune” a carattere continentale sul fenomeno, il Capo dello Stato ha ricordato che “l’Italia ha chiesto – e chiede – in questi anni, con governi di diverso orientamento, connotazione e composizione politica” che “l’Unione europea assuma in maniera concreta, nella sua dimensione continentale – insieme, come Unione – il governo di questo problema”. “È un fenomeno che va, non ignorato, ma governato, per evitare il rischio – ha ammonito Mattarella – di essere travolti nelle condizioni del mondo di oggi. Questo richiede una responsabilità collettiva, di tutti, non soltanto di alcuni Paesi”.
“Anche per questo, ogni occasione, ogni sede, ogni strumento, ogni documento che richiami alla responsabilità comune, di tutti gli Stati e dell’intera comunità internazionale e che eviti di immaginare che questa responsabilità faccia carico soltanto su alcuni, pochi, Paesi, è preziosa”, ha detto il presidente della Repubblica. Parole, quelle del Capo dello Stato, pronunciate nei giorni in cui si è acceso in Italia il dibattito politico sull’adesione al Global Compact for Migration. A questo sembra rimandare il passaggio dell’intervento in cui Mattarella ha parlato dello “spirito critico” che, ha spiegato, “è quello, ad esempio, che induce, quando si tratta di valutare un documento (sia esso interno o internazionale) a leggerlo, ad esaminarlo prima di formulare un giudizio, perché non si esprimono opinioni e giudizi sul ‘sentito dire’”.

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