Decreto sicurezza: Crestani (Ciai), “minori migranti a rischio sbando, enorme spreco di risorse”

“Stiamo creando una bomba di persone irregolari che rimarranno sul territorio italiano allo sbando”. E’ un avvertimento che nasce dall’esperienza quello di Paola Crestani, presidente del Ciai, il Centro italiano di aiuto all’infanzia, Ong che si occupa di adozioni internazionali e aiuta i bambini soli: nel 2017 ha raggiunto oltre 100.000 beneficiari. Questi gli effetti del Decreto sicurezza e immigrazione (D.L. 113/2018), sui cosiddetti minori stranieri non accompagnati (Msna): “A 18 anni e 1 giorno sono ancora ragazzi ma in quel momento rischiano di diventare irregolari – dice in una intervista al Sir -. Significa che non avendo uno status giuridico, e dovendo stare in Italia, vengono marginalizzati, rischiando più facilmente di essere vittima della criminalità, irretiti in giri poco chiari”. Questo “genera insicurezza per tutti – sottolinea –  ed è un enorme spreco di risorse perché questi ragazzi, ai quali diamo educazione e formazione al lavoro, potrebbero essere risorse per la nostra società. Invece li gettiamo in mezzo ad una strada e li marginalizziamo, non li rimandiamo al loro Paese dove potrebbero fare qualcosa di buono”. Perché il recente no dell’Italia ai Global compact sulle migrazioni significherà “maggiore difficoltà a fare patti con i Paesi per i rimpatri volontari”. Anche la norma sulla revoca della cittadinanza a maggiorenni adottati in Italia che commettono determinati reati “da un punto di vista culturale è un segno forte, si crea uno stigma per cui se sei straniero sei diverso e rischi di essere espulso e perdere la cittadinanza”. Per arginare i rischi derivanti dal Decreto il Ciai sta cercando “di creare alleanze con i Comuni per evitare che i ragazzi vadano allo sbando” appena conclusi i 18 anni. “E’ un periodo particolarmente cupo, a cominciare dalla criminalizzazione di chi salva vite in mare fino a chi si occupa di stranieri –  osserva -. Sono tempi cupi anche per i nostri figli ‘colorati’ che sono italiani a tutti gli effetti ma vengono discriminati”. La presidente del Ciai vede “tanti anticorpi” nella società civile ma si chiede se saranno sufficienti: “In questo momento prevale la preoccupazione, perché la politica non sa dare risposte alle persone che hanno paura e temono per la propria occupazione. Finché non ci saranno risposte vere agli italiani che hanno vulnerabilità, se la prenderanno con quelli più fragili di loro. Speriamo che non sia troppo tardi”.

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