Chiese dismesse: Gerhards (Università Bonn), “dialogo interculturale e interreligioso attraverso i beni culturali”

“I beni culturali della Chiesa sono per tutti”. Parte dal presupposto che gli edifici ecclesiastici non appartengano esclusivamente alle comunità cristiane ma abbiano una portata più ampia di impegno, Albert Gerhards (Università di Bonn), offrendo alcuni esempi di dialogo interreligioso in Renania, dove edifici ecclesiastici dismessi sono utilizzati come musei, gallerie per l’arte contemporanea e la musica, centri culturali di dialogo. Nel suo intervento alla giornata conclusiva del convegno “Dio non abita più qui?” su dismissione delle chiese e gestione integrata del patrimonio ecclesiastico, Gerhards cita fra gli altri la Kunst Station Sankt Peter di Colonia e in particolare il centro culturale Dialogarum Krezung St. Helena a Bonn allestito in una “chiesa dismessa ma non ancora sconsacrata, di proprietà della parrocchia” dove si incontrano “protagonisti diversi dal punto di vista culturale e religioso, in uno spazio aperto ma all’interno del quale sono ancora presenti arredi liturgici e oggetti sacri quali l’altare di pietra e l’acquasantiera”. Il relatore mette in guardia dai rischi connessi al dialogo “se manca una buona base nella fede”, e sottolinea la necessità del rispetto reciproco, citando esempi di incontri “inutilmente provocatori” e offensivi delle sensibilità altrui. Presupposto ineludibile, “la consapevolezza da parte della comunità cristiana del proprio patrimonio”. Partendo da qui, avverte, “la Chiesa deve cambiare nella sua autocomprensione, e nelle relazioni con altre religioni e culture deve imparare dagli altri, uscire dal santuario e dal sagrato e vedere il proprio patrimonio con occhi nuovi”. Emblematico il caso della moschea Al – Nour di Amburgo, ex chiesa luterana (Kapernaum Kirche) venduta nel 2012 alla comunità islamica. “Modesti – conclude – i cambiamenti architettonici esterni” e, ciò che è importante, “durante il processo di trasformazione le due comunità sono entrate in dialogo”.

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