Avvento: mons. Lorefice (Palermo), essere “avamposti” per “chi conosce la prevaricazione dei poteri mafiosi”

Essere “avamposti delle attese di chi conosce ancora la prevaricazione dei poteri mafiosi e del malaffare”. Così l’arcivescovo di Palermo, mons. Corrado Lorefice, nel suo messaggio per l’Avvento alla diocesi indica l’impegno dei fedeli. Un impegno a essere anche “avamposti di chi percepisce la politica lontana e indaffarata in beghe e interessi personali o di parte; di quanti fuggono dalle guerre e dalle povertà verso un Occidente che impone e diffonde nel mondo un’economia del profitto disumana e disumanizzante”. “Rendici credibili dinnanzi alle attese di chi chiede il volto di una Chiesa somigliante a Gesù, coerente con il Vangelo che annuncia, accogliente, povera e santa”, scrive rivolgendosi a Cristo. L’altro suo auspicio è che “tutti gli uomini e le donne abitino la terra da custodi sapienti e da pellegrini impavidi, non da padroni stanziali e da concorrenti agguerriti, perché sia la casa di tutti per tutte le generazioni che verranno, senza barriere di razze, lingue, culture e religioni”. Quindi, l’invito a “guardare al mondo e agli uomini con stupore, con occhi attenti, spirito di discernimento, rispetto, amicizia, parresia e misericordia”. Poi, ai fedeli dell’arcidiocesi di Palermo, mons. Lorefice chiede di essere “sentinelle e portavoce delle attese frustrate della nostra gente”. Il riferimento è alle “famiglie ferite e disgregate negli affetti”, a “quelle segnate dal dolore dei lutti causati dagli ultimi terrificanti eventi atmosferici o dalla mancanza di lavoro, di casa e di pane”, agli “anziani afflitti dalla solitudine”, ai “giovani che, nelle loro notti e alienazioni, attendono la prossimità della nostra grammatica umana attinta a quella meravigliosa e coinvolgente di Gesù, o che, in esodo dalla nostra terra, chiedono la cura responsabile delle pubbliche amministrazioni”.

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