Grande guerra: mons. Cipolla (Padova), “non deve spegnersi l’impegno di tutti a costruire la pace sempre e in ogni luogo”

“È importante, nel momento e nel luogo in cui fu apposta la ‘firma per la pace’, che in tutti noi ritrovi slancio e possibilità di esprimersi quell’intenso desiderio di pace. Il nostro pensiero va prima di tutto a quegli ‘angoli di mondo’ – e non sono pochi – in cui il conflitto armato è presente, troppo spesso dimenticato, a volte anche alimentato dall’esterno. Non deve spegnersi l’impegno di tutti a costruire la pace, sempre e in ogni luogo”. Lo scrive mons. Claudio Cipolla, vescovo di Padova, nel suo messaggio in occasione del centesimo anniversario della firma dell’Armistizio tra Italia e impero austro-ungarico a Villa Giusti, dove è stato letto stamani. Ricordando come “la Chiesa di Padova abbraccia un territorio molto vasto corrispondente o prossimo a quel fronte che vide impegnati per anni migliaia di nostri fratelli e sorelle in una estenuante guerra di posizione”, il presule segnala che “la ‘firma per la pace’ arrivò finalmente il 3 novembre, nel pomeriggio, a Villa Giusti, in terra padovana”. “Il desiderio di pace diventava realtà, e il suono festoso delle campane esprimeva la gioia di tutti”. Il presule, guardando al presente, evidenzia che “anche qui, in Veneto, in Italia e in Europa, dove da tempo non si vivono conflitti armati, c’è bisogno – sempre e ancora – di alimentare il desiderio della pace con stili e atteggiamenti di pace”. Un desiderio che “va custodito e riscoperto dentro di noi, attraverso la memoria di ciò che è stato, l’educazione dei più piccoli, il richiamo continuo ai valori, una continua conversione dei cuori”. “E forse oggi è necessario che si alzino ancora le nostre voci forti a dire che non vogliamo guerre né conflitti contro nessuno, che la violenza delle parole è pericolosa, che nessuno è nemico per definizione, che ogni guerra e ogni violenza – armata, economica, sociale, verbale – è sempre una ‘inutile strage’”. Infine, l’incoraggiamento a ogni comunità, ogni famiglia, ogni persona essere “vigilante su sentimenti e azioni che hanno il sentore della violenza”, e sentirsi chiamata a “essere profeta di pace”.

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