Psicologia: in libreria “Il bambino capovolto”, per “arrendersi alla verità e alla bellezza di un bambino”

Un saggio rivolto “a tutti coloro che hanno a cuore i bambini: genitori, studenti, educatori, persone curiose di saperne di più. Ma anche a coloro che i bambini non li amano, che – se proprio devono – li tollerano per il breve spazio di una cena, o di una visita d’obbligo, o di una passeggiata al parco. Perché possano finalmente arrendersi alla verità e alla bellezza di un bambino, e quindi della loro natura umana”. È “Il bambino capovolto”, di Giampaolo Nicolais, professore associato di Psicologia dello sviluppo e dell’educazione presso la Facoltà di Medicina e psicologia dell’Università “La Sapienza” di Roma – in libreria in questi giorni per i tipi delle Edizioni San Paolo – il cui obiettivo principale è quello di affrontare i tre “capovolgimenti” che più seriamente costituiscono una minaccia tanto per una visione corretta dei processi che regolano la crescita di un bambino: “la generale, distratta accettazione della pratica della maternità surrogata; il prevalere di una considerazione del bambino come essere fragile e quindi da proteggere a oltranza; la rinuncia a un’educazione alle virtù che nasce dal mancato riconoscimento di precoci competenze morali”, scrive l’autore. Alla luce di numerosi riscontri scientifici, il volume fornisce un compendio dei relativi processi di sviluppo che risultano fondamentali a partire dal concepimento: la matrice intercorporea del sé; la resilienza a fronte di eventi avversi; la precoce disposizione a sviluppare una coscienza morale. Oggi avere un figlio, spiega Massimo Ammaniti nella prefazione al volume, “è un bisogno insopprimibile, che sposta il percorso genitoriale dal territorio del possibile e del desiderio, in cui fantasia e realtà si intrecciano, a quello del vincolo necessario, che riconduce la nascita del figlio a un evento che si sovrappone a tutti gli altri diritti sociali. Eppure nonostante questa pretesa di avere un figlio, le nascite si stanno riducendo in tutto il mondo occidentale e soprattutto in Italia, in cui si è creata una piramide sociale capovolta, in cui il lato più grande è costituito dagli adulti, dai nonni e dai parenti che viene a gravare pesantemente sulla punta, in cui si trova l’unico figlio, come si verifica nel 50% circa delle famiglie”. Quello attuale, allora, chiosa Ammaniti sulla scorta della tesi dell’autore del libro, “è un bambino capovolto, perché tutto ruota in modo innaturale intorno a lui, come se i genitori e i nonni avessero bisogno del figlio o del nipote per legittimare il loro ruolo. È un bambino vezzeggiato, riverito e manipolato, seduto sul trono della famiglia in quanto deve legittimare le capacità riproduttive dei genitori. E allo stesso tempo questo alimenta l’onnipotenza dei bambini, che diventano in tal modo fragili e arroganti, consapevoli del proprio potere in famiglia, ma poi impauriti quando si devono adattare alle regole sociali e scolastiche che implicano responsabilizzazioni e inevitabili frustrazioni e rinunce”.

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