Povertà: Porto-Santa Rufina, la richiesta di ascolto alla Caritas segue quella di aiuti materiali

“Si può essere poveri pur possedendo una casa e un lavoro”: è quanto si legge ne “I gesti della carità”, una guida ai servizi della Caritas diocesana di Porto Santa-Rufina, che riporta anche i dati sulla povertà raccolti nell’ultimo anno da centri di ascolto e parrocchie e i servizi messi in campo dalla Caritas. Sono 706 le persone o famiglie incontrate tra giugno 2017 e luglio 2018, anche se “resta ancora un ‘sommerso’ di incontri non registrati e una parzialità dei dati raccolti” rileva il testo. La metà delle persone ha fra i 35 e i 54 anni, il 42% non ha lavoro e il 50% vive in famiglia. Il 52% sono stranieri, anche se si riduce la forbice tra italiani e non, “sintomo che la crisi ha segnato tutte le famiglie indistintamente dalla loro origine” si legge. Povertà generica (34%) e mancanza di lavoro (29%) sono i primi bisogni. Le persone chiedono beni e servizi materiali (40%), ma anche ascolto (30%): “Trovare una persona capace di sedersi, stare in maniera empatica in quella narrazione, è il primo passo per ristabilire un contatto umano che riconsegni la dignità alla persona”. La risposta della Chiesa locale si esprime attraverso molteplici progetti: un fondo di solidarietà diocesano per famiglie e un fondo anticrisi di Caritas italiana, lo sportello “Famiglie per mano”, diverse case di accoglienza, il centro “Santi Mario, Marta e figli” con mensa, docce, ambulatorio odontoiatrico, centro d’ascolto e segretariato sociale, il progetto “Ora Undecima” per l’orientamento lavorativo.

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