Infanzia: Nicolais (psicologo), vecchi e “giovani di mezza età” hanno “una visione distorta” dei bambini

“Bambini non se ne fanno praticamente più. E quelli che nascono tendiamo a fraintenderli, capovolgendo nel loro contrario le verità fondamentali del loro sviluppo nella misura in cui facciamo di noi adulti dei (grotteschi) bambini, dimenticando di far diventare loro degli adulti”. A lanciare il grido d’allarme è Giampaolo Nicolais, professore associato di Psicologia dello sviluppo e dell’educazione presso la Facoltà di Medicina e Psicologia dell’Università “La Sapienza” di Roma, nel suo libro “Il bambino capovolto”, in libreria in questi giorni per i tipi delle Edizioni San Paolo. “Dai genitori agli psicologi, passando per i legislatori e per coloro che a vario titolo sono impegnati nella cura, difesa e tutela dell’infanzia, tutti sembrano animati da una spinta genuina a operare per il suo migliore interesse. Ma costoro, quale bambino hanno in mente?”, si chiede l’autore del volume: “La mia tesi – spiega – è che, a ridosso del secolo che finalmente ci ha fatto scoprire il bambino e che tanta ricchezza di prospettiva sull’infanzia e le sue caratteristiche ci ha messo a disposizione, si stia diffondendo una sua visione distorta. Chiamo il bambino capovolto il risultato di questa distorsione”. “Un bambino tanto in apparenza celebrato quanto occultato nella sua reale natura”, la denuncia di Nicolais: “Con un culto diffuso dell’infantile – ossia di una prospettiva di vita tutta volta al superamento del limite, a partire da quello imposto all’invecchiamento – che nulla ha a che fare con l’attenzione per l’infanzia”. Da una parte i vecchi, dall’altra i “giovani di mezza età”, il ritratto dello psicologo, che ingloba in questa categoria la fascia di età che, “dai ventenni ai sessantenni, sembra accomunare tutti rispetto a vestiario, orientamenti e comportamenti giovanili e chiaramente volti a rimuovere il riconoscimento del tempo che passa”. “Due gruppi umani più diversi tra loro non si potrebbero immaginare, ma a guardarli bene sono accomunati da almeno due caratteristiche rilevanti”, l’identikit stilato dall’autore del libro: “la centratura estrema su di sé e una conseguente idiosincrasia verso i bambini”.

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