Gaudete et exsultate: p. Fares (Civiltà Cattolica), un “protocollo” per la buona battaglia spirituale

“Il primo aiuto è la certezza della vittoria nella battaglia spirituale. L’atteggiamento che deve caratterizzare la vita cristiana è questa certezza, che poi si dispiega nel fare festa”. Lo scrive p. Diego Fares, nel quaderno de “La Civiltà Cattolica” in uscita sabato, in un articolo dedicato al “protocollo” per la buona battaglia spirituale nel capitolo V della “Gaudete et exsultate”. Il secondo aiuto è “un invito a pensare bene, per non cadere nei tranelli della ragione pragmatica”; il terzo mira “a ordinare i sogni e i desideri, incentrandoli sulla bellezza della dedizione”; il quarto aiuto “propone un criterio di verifica della missione”. “In un contesto drammatico in cui le normali possibilità di risposte appaiono superate – prosegue p. Fares -, un protocollo espone regole precise che, in vista del chiaro obiettivo principale, favoriscono la presa di decisioni libere, volte non a ostacolare, ma a potenziare l’azione di squadra. Spesso il Papa ha definito la Chiesa come un “ospedale da campo”. E i protocolli sono tipici dei trattamenti medici”. Nel combattimento spirituale in ordine alla santità, osserva, “la tentazione principale che ci insinua il Maligno è quella dello ‘spirito di sconfitta’”. “Il problema reale della forza distruttiva del male supera i nostri criteri empirici e ci s’impone con crudezza. Quando la nostra ragione cerca di riflettere sul male – spiega il gesuita -, può subito sperimentare non soltanto che in esso c’è qualcosa che respinge la luce dell’intelligenza quando essa cerca di ‘leggere dentro’, ma anche, in qualche modo, riesce a colpire quella stessa luce, che non esce indenne dopo essere stata respinta”.

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