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Primo Mazzolari: don Bignami (Fondazione), “ha aperto una strada poi intrapresa dalla Chiesa”

Cosa rimane del messaggio di don Mazzolari? – si è poi chiesto don Bignami nella sua relazione a Parigi. “In primo luogo occorre riconoscere che la sua voce ha trovato eco nell’insegnamento della Chiesa. Si pensi all’enciclica Pacem in terris di Giovanni XXIII (1963) e alla Costituzione del Concilio Gaudium et spes (1965). Non presentano più il concetto di guerra giusta e sembrano suggerire un nuovo modo di affrontare il tema della pace”. Emerge “una nuova visione dei rapporti tra i popoli, in termini di ‘interdipendenza’ della comunità umana”. “Possiamo affermare che Mazzolari ha saputo aprire una strada che solo dopo la sua morte, avvenuta nel 1959, la Chiesa ha avuto il coraggio di percorrere”. A un secolo di distanza dalla conclusione della prima guerra mondiale, “sarebbe interessante leggere in parallelo il messaggio di don Mazzolari con l’omelia proclamata da Francesco al Sacrario militare di Redipuglia il 13 settembre 2014. Afferma: ‘La guerra stravolge tutto, anche il legame tra i fratelli. La guerra è folle, il suo piano di sviluppo è la distruzione: volersi sviluppare mediante la distruzione’. Mazzolari “continua a parlare anche a noi che siamo radunati in questa Sede dell’Unesco in un’epoca in cui assistiamo a una guerra dislocata ‘a pezzi’ in varie parti del mondo. Non possiamo chiudere gli occhi e dimenticare sofferenze e ingiustizie che alimentano sete di vendetta”. La pace “si fonda sul riconoscimento della fraternità dell’altro. Solo allora i cuori si disarmano e gli arsenali perdono valore”.

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