Droghe e dipendenze: mons. Urbanczyk, no alla “legalizzazione dell’uso di stupefacenti come mezzo per combattere la dipendenza”

“La Santa Sede si oppone alla legalizzazione dell’uso della droga come mezzo per combattere la dipendenza”. A ribadirlo è mons. Janusz S. Urbanczyk, osservatore permanente della Santa Sede alle Nazioni Unite, intervenuto oggi al Convegno internazionale sulle droghe e dipendenze in corso in Vaticano, fino al 1° dicembre, per iniziativa del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale. “L’esperienza ha dimostrato che creare un mercato della droga gestito dallo Stato e promosso da industrie private ha aggravato ancora di più la situazione, rendendo cronica la dipendenza, senza rispondere all’interrogativo sul senso della vita che costituisce il nucleo del problema”, ha fatto notare il relatore a proposito del dibattito sulla legalizzazione di alcune droghe, “posizione sostenuta da chi ritiene che legalizzare certi tipi di sostanze serva per regolarne il consumo, ridurre i tassi di dipendenza e il traffico illecito”. “Legalizzare la droga, in altre parole cambiare lo status giuridico della sostanza, non elimina la natura tossica delle sostanze stupefacenti, comunque dannose per la salute e in grado di creare dipendenza”, il monito dell’esponente vaticano, secondo il quale, “nel compiere il passo della legalizzazione della droga, lo Stato farebbe giungere inoltre un messaggio che apparirebbe piuttosto un incoraggiamento all’uso, e sicuramente non porterebbe alla riduzione della domanda di sostanze stupefacenti”. La tossicità di ogni tipo di droga e la loro capacità di creare dipendenza non rende accettabile per la Santa Sede nemmeno la distinzione tra le droghe “leggere” e “pesanti” e la tesi di chi sostiene essere lecito usare le prime a scopo ricreativo: “Considerare alcune droghe come ‘leggere’, in linea con la tesi di ‘harm reduction’, banalizza i rischi connessi all’uso di sostanze stupefacenti e mette a rischio il destino delle persone”, ha denunciato Urbanczyk, sottolineando che “queste tesi non consentono di guardare alle cause profonde che spingono il singolo all’uso della droga né di elaborare delle strategie di lungo periodo che interrompano il ricorso alle sostanze stupefacenti”. “La droga non si vince con la droga”, ha affermato il relatore citando il “no ad ogni tipo di droga” pronunciato da Papa Francesco, che ha aggiunto: “Ma per dire questo no, bisogna dire sì alla vita, sì all’amore, sì agli altri, sì all’educazione, sì allo sport, sì al lavoro, sì a più opportunità di lavoro. Questa è la strada della prevenzione della droga. Se si realizzano questi ‘sì’, non c’è posto per la droga”. “Adottare programmi nazionali, regionali e internazionali di sviluppo integrale nei Paesi in via di sviluppo le cui economie dipendono in gran parte dalla coltivazione delle materie prime da cui si ricavano le droghe”, la proposta della Santa Sede nella lotta alle dipendenze: “Ogni misura limitata alla semplice eliminazione delle coltivazioni, infatti, non sarà né supportata dalle popolazioni locali né sostenibile in un lungo periodo se non affiancata da adeguati progetti di sviluppo economico e sociale alternativo”. Da stigmatizzare, inoltre, “la connessione tra i crimini della droga e altre minacce alla dignità umana, che colpiscono uomini e donne in ogni regione del mondo”. Il fenomeno del narcotraffico, in particolare, “è controllato da gruppi criminali organizzati transazionali e, a sua volta, ne sostiene e facilita le azioni in altri campi”, ha detto l’osservatore della Santa Sede menzionando “il traffico di armi, il riciclaggio di denaro, il traffico di esseri umani o lo sfruttamento di donne e bambini”: “Le attività di questi gruppi impoveriscono le società e comportano una crescita della corruzione, della violenza domestica, e dell’insicurezza economica”. “Identificare le crescenti interconnessioni tra queste attività criminali è fondamentale per elaborare una risposta comprensiva e universale fondata su principi e azioni comuni, al problema della droga”, ha concluso Urbanczyk: “Anche se lo Stato svolge il ruolo principale, coinvolgere le comunità regionali e locali, le istituzioni educative, la famiglia e la società civile resta essenziale ai fini di una strategia efficace”.

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