Chiese dismesse: Malecha (Segnatura Apostolica), loro utilizzo “è questione di diritto civile”. Bene usi culturali

Dal 2000 in Germania sono state chiuse più di 500 chiese cattoliche; un terzo di queste è stato demolito, due terzi sono stati venduti o destinati ad altri scopi. Nel frattempo, più di 500 chiese chiuderanno in Olanda nel prossimo decennio. Lo riferisce Paweł Malecha, del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica e docente alla Pontificia Università Gregoriana, al convegno “Dio non abita più qui? Dismissione di luoghi di culto e gestione integrata dei beni culturali ecclesiastici” in corso presso l’Ateneo per iniziativa dello stesso, del Pontificio Consiglio della cultura e della Conferenza episcopale italiana. “I molti casi avversi alla chiusura che giungono alla Segnatura – osserva – suggeriscono che il fenomeno si sta diffondendo”.
Dopo avere descritto il concetto giuridico di chiesa e la procedura necessaria per consentire legittimamente la riduzione di una chiesa ad uso profano, offrendo un’analisi delle cause gravi e la necessità di considerare possibili danni alla vita spirituale dei fedeli, il giurista spiega che “la prospettiva del diritto canonico è limitata alla riduzione di una chiesa ad uso profano; una volta che una chiesa è alienata dal controllo ecclesiastico, non è più soggetta al diritto canonico”. L’orientamento della legge canonica, chiarisce, è mantenere il possesso e ridurre un edificio ad uso profano “non sordido” – ossia non contrario alla moralità pubblica ma che corrisponda alla dignità di immobili un tempo chiese – “solo eccezionalmente e solo per gravi motivi”. No a utilizzare un edificio di culto dismesso come “officina, ristorante, pub o night club, centro estetico, locale commerciale o abitazione civile”, per il canonista un uso “compatibile” di una ex chiesa può essere culturale come sede per biblioteche, archivi, musei e attività artistiche. Il probabile futuro utilizzo di una chiesa dismessa, conclude, è “questione di diritto civile, quindi è importante mantenere buoni rapporti con le autorità civili”.

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