Chiese dismesse: Coomans (Univ. Lovanio), anche “uso condiviso, nuova destinazione, riassegnazione”. No a lasciarle andare in rovina

“Che cosa possiamo fare per attenuare il problema delle chiese dismesse?”. A porre l’interrogativo è Thomas Coomans (Università cattolica di Lovanio), nel suo intervento al convegno “Dio non abita più qui? Dismissione di luoghi di culto e gestione integrata dei beni culturali ecclesiastici” in corso presso la Pontificia Università Gregoriana. Analizzando alcune “soluzioni creative” per questioni relative a uso, manutenzione, finanziamento, proprietà e patrimonio di queste chiese, Coomans si sofferma sulla relazione tra Chiesa e società, presenta la “patrimonializzazione” degli edifici “man mano che acquistano un significato sociale” e sottolinea il legame tra “sacra natura spirituale della religione e sacro valore culturale del patrimonio”. Diversi i tipi di “uso alternativo e adattativo delle chiese dopo la disattivazione” proposti dal relatore. Tra questi “l’uso condiviso, la nuova destinazione e la riassegnazione” che tuttavia presentano al tempo stesso pro e contro. Un ulteriore rischio da evitare, avverte, è che “le chiese vadano in rovina e diventino facile preda di imprenditori pronti a promuovere attività inappropriate all’interno di quello che, precedentemente, era un luogo di culto”.

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