Chiese dismesse: card. Bagnasco (Ccee), “individuare criteri comuni per affrontare singole situazioni. No a omologazioni”

foto SIR/Marco Calvarese

“La forma del tempio segue e accompagna la storia umana, ogni tempio è testimonianza di quanto la religione diventi vita, il culto generi cultura”. Lo afferma il card. Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee), nel saluto al convegno “Dio non abita più qui? Dismissione di luoghi di culto e gestione integrata dei beni culturali ecclesiastici” che ha preso il via oggi presso la Pontificia Università Gregoriana. Questa consapevolezza, spiega, “ci rende sensibili e attenti verso quelle realizzazioni umane, e osservatori responsabili del futuro di queste distillazioni dello spirito dei popoli”. Se il processo di secolarismo in atto riduce le comunità cristiane nella loro consistenza con ricadute sul destino dei luoghi di culto, “si tratta di individuare insieme in Europa i criteri per affrontare le singole situazioni che sfuggono all’omologazione”. Resta, avverte il porporato, “l’ispirazione che ha originato questi luoghi”, frontiere sulle quali “intere generazioni si sono susseguite, hanno sofferto e gioito, pregato quel Dio invisibile che a quei luoghi in qualche modo ha legato la sua presenza e che ora sono deserti”. La sfida “è seria, implica considerazioni pratiche e altre di ordine generale”. Per Bagnasco è necessaria una riflessione che tenga conto di criteri generali ma anche di risvolti più pratici quali “l’evidente distinzione tra chiese e altri edifici ecclesiastici, l’eventuale cessione di proprietà o la locazione degli stessi edifici. Criterio fondamentale anche l’utilizzo di questi edifici. Necessaria e giusta – conclude – una riflessione comune che però tenga conto della diversità dei singoli paesi”.

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