Pena di morte: Impagliazzo (Sant’Egidio), lottare per abolizione significa togliere legittimità a qualunque morte violenta

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

La pena di morte è una “pena infame che non ha nessuna giustificazione perché non c’è giustizia senza vita”. Lo ha sottolineato Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio, ribadendo che “vale la pena combattere per la sua abolizione perché questa battaglia toglie ogni legittimità a qualunque morte, a qualunque violenza, a qualsiasi guerra dichiarata o no”. Intervenendo all’Incontro Internazionale dei Ministri della Giustizia “Un mondo senza pena di morte”, organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio, Impagliazzo ha affermato che “battersi per diritto alla vita sempre, anche del colpevole, lancia un segnale contro tutte le violenze”. Si tratta, ha spiegato, “di un messaggio cultura di estrema importanza: lottare contro la pena di morte significa lottare per la vita, per tutte le vite, e rappresenta una contestazione radicale contro la morte violenta, sempre ingiustificabile ed evitabile”. Impagliazzo ha fatto riferimento “al quadro di violenza quotidiana desolante che è una ferita, una cicatrice che sfigura tutte le società” e ha quindi ricordato “la morte delle donne, i femminicidi, gli stupri di guerra, le schiavitù sessuali imposte da Daesh, le torture, i matrimoni precoci, il mercato delle spose bambine, lo scambio di favori sessuali in cambio di aiuti umanitari, la morte data dal terrorismo e dalla guerra, la situazione dei Rohingya, il conflitto in Yemen dove i bambini muoiono per i bombardamenti indiscriminati, la morte degli attivisti dei diritti umani e dei giornalisti”.
L’impegno per l’abolizione della pena di morte è attuale e necessario soprattutto in un tempo in cui “domina la percezione della realtà sulla realtà e la santa ignoranza odierna sembra aver tagliato legame tra la cultura e ogni idea umana per affidarla all’emotività”. “È facile – ha lamentato – lasciarsi trascinare dopo efferati delitti e trovare una giustificazione alla pena di morte”. Che, ha aggiunto, “corrisponde al bisogno di sicurezza, di purezza di identitaria, di radicalismo religioso e viene utilizzata e giustificata dal terrorismo fanatico o da regimi autoritari”.

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