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Papa Francesco: a Uniapac, “mai perdere di vista il valore morale ed economico del lavoro”

“Non dobbiamo mai perdere di vista il valore morale ed economico del lavoro, che è il nostro mezzo per cooperare con Dio in una ‘creazione permanente’, che accelera l’avvento del Regno di Dio, promuovendo la giustizia e la carità sociale, e rispettando le due dimensioni individuale e sociale, della persona umana”. Lo scrive il Papa, nel messaggio inviato ai partecipanti al XXVI Congresso mondiale dell’Unione cristiana internazionale dei dirigenti di impresa (Uniapac), che si è svolto presso l’Università Cattolica di Lisbona dal 22 al 24 novembre sul tema: “Business as a Noble Vocation”, letto in apertura dei lavori da mons. Bruno Marie Duffé, segretario del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo umano integrale. “La nobile vocazione dei dirigenti d’impresa sarà evidente nella misura in cui ogni attività umana diventa testimonianza di speranza per il futuro e stimolo ad una maggiore responsabilità sociale e preoccupazione attraverso l’uso sapiente dei talenti e delle capacità di ciascuno”, l’invito di Francesco, che esorta i dirigenti e imprenditori cristiani “ad intraprendere un cammino di conversione e di testimonianza con il Signore, permettendogli di ispirare e guidare la crescita del nostro ordine sociale contemporaneo”.  “Fin dalle sue origini circa 80 anni fa – esordisce il Papa – la vostra federazione ha cercato di tradurre in termini economici e finanziari i principi e le linee guida della Dottrina sociale cristiana alla luce dei tempi che cambiano. L’attuale contesto della globalizzazione dell’attività economica e degli scambi ha profondamente influenzato le prospettive, gli obiettivi e i modi di condurre gli affari. La vostra decisione di riflettere sulla vocazione e la missione dei leader economici e imprenditoriali è quindi più essenziale e necessaria che mai. In effetti, con l’intensificarsi dei ritmi di vita e di lavoro gli obiettivi di questo cambiamento veloce e costante non necessariamente sono orientati al bene comune e a uno sviluppo umano, sostenibile e integrale, ma diventa preoccupante quando si muta in deterioramento del mondo e della qualità della vita di gran parte dell’umanità”.

“Nella vita professionale – sottolinea Francesco – si incontrano spesso situazioni di tensione in cui è necessario prendere importanti decisioni pratiche di investimento e di gestione”. Tre i “principi guida” presenti nel Vangelo e nell’insegnamento sociale della Chiesa additati ai dirigenti di impresa: il primo è “la centralità delle singole persone, con le loro capacità, le loro aspirazioni, i loro problemi e le loro difficoltà”. “Quando un’impresa diventa ‘famiglia’, in cui il management si preoccupa che le condizioni di lavoro siano sempre al servizio della comunità, i lavoratori diventano a loro volta ‘fonte di arricchimento'”, la tesi di Francesco: “Essi sono incoraggiati a mettere i loro talenti e le loro capacità al servizio del bene comune, sapendo che la loro dignità e le loro circostanze sono rispettate e non semplicemente sfruttate”. “Nell’esercizio di questo discernimento economico – prosegue il Papa – gli obiettivi da fissare dovrebbero sempre essere guidati dalla regola del bene comune. Questo principio fondamentale del pensiero sociale cristiano illumina e, come una bussola, orienta la responsabilità sociale delle imprese, la loro ricerca e tecnologia, e i loro servizi di controllo della qualità, verso la costruzione di una società più umana e fraterna che possa rendere i beni di questo mondo più accessibili a tutti”. Il principio del bene comune, conclude Francesco, indica la via ad una crescita equa, dove “le decisioni, i programmi, i meccanismi e i processi sono specificamente orientati ad una migliore distribuzione del reddito, alla creazione di fonti di occupazione e ad una promozione integrale dei poveri che vada al di là di una semplice mentalità assistenziale”.

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