Grecia: mons. Rossolatos (presidente vescovi), “le nostre diocesi non sono più autosufficienti”. 48% dei redditi allo Stato

“Economicamente, le nostre diocesi erano prima quasi autosufficienti per la pastorale dei 50mila fedeli, ma non per la pastorale degli almeno 150mila immigrati che sono sopraggiunti. Gli immigrati si sono sparsi in tutta la Grecia, e non soltanto nelle città e nelle isole dove ci sono già parrocchie cattoliche e sacerdoti. Così siamo stati obbligati o a costruire chiese o ad affittire locali come luoghi di culto per la pastorale degli immigrati. Però non abbiamo i soldi né per affittare tanti locali né per sostenere sacerdoti che vadano nella diaspora per trovare e servire i cattolici”. È il quadro drammatico tracciato in una lettera-appello – giunta oggi al Sir – da mons. Sebastianos Rossolatos, arcivescovo di Atene e presidente dei vescovi cattolici greci. “Dal 2009 è sopraggiunta in Grecia la crisi economica, che ha capovolto tutto il nostro programma dal punto di vista economico. I nostri governi hanno cominciato ad imporre nuove tasse per pagare i debiti, tasse anche sui redditi delle Chiese. Anche la Chiesa ortodossa è sottoposta alle stesse tasse, però è una Chiesa di Stato e perciò vescovi e sacerdoti sono stipendiati e pensionati dallo Stato, invece noi dobbiamo mantenere vescovi e sacerdoti per gli affitti e con le povere offerte dei fedeli. Poi si sono aggiunte nuove tasse sugli edifici. E mentre prima pagavamo allo Stato soltanto il 3,6% sulle nostre entrate, oggi diamo allo Stato il 48% dei redditi delle diocesi. Questo ci ha buttato per terra, perché tutte le nostre entrate diminuivano terribilmente mentre i prezzi aumentavano”. Anche i fedeli, conclude mons. Rossolatos, “sottoposti alla povertà, a stento possono contribuire ai bisogni delle parrocchie, e tanto meno a sostenere il ‘servizio della Carità’, che deve compiere la Caritas delle parrocchie e delle diocesi. I fedeli sono diventati poveri e il loro contributo è esiguo, e i poveri sono aumentati. Cosi il servizio della Carità non può affrontare la realtà tragica di tanti bisognosi greci e immigrati”.

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