Global compact su migrazioni: Jaquemet e Gallagher (Icmc), “è nell’interesse di tutti i Paesi firmare, soprattutto dell’Italia”

“Penso sia nell’interesse di tutti i Paesi firmare il Patto globale sulle migrazioni, soprattutto dell’Italia, perché è un modo per aprire un dialogo con i Paesi africani”: così Stéphane Jaquemet, dell’International catholic migration commission (Icmc), ha risposto alle domande dei giornalisti sulla posizione controversa dell’Italia durante la conferenza stampa sul Global compact for migration, che dopo due anni di processo sarà firmato dalla maggioranza dei Paesi nel summit di Marrakech del 10 e 11 dicembre prossimo. Ieri il ministro dell’interno Matteo Salvini ha annunciato la sua contrarietà al Global compact, mentre oggi il ministro degli affari esteri Enzo Moavero si è detto favorevole. In mattinata è giunta una nota di precisazione dal premier Giuseppe Conte che afferma: “Il governo non parteciperà” alla conferenza di Marrakech, “riservandosi di aderire o meno al documento solo quando il Parlamento si sarà pronunciato”. “Dire di non essere presenti al summit non significa che un Paese non firmerà – ha spiegato Jaquemet -. Altri Paesi hanno adottato lo stesso approccio. È un processo aperto, con una certa flessibilità”.  “E’ interesse di ogni Paese avere migrazioni legali e sicure – ha affermato Anne T. Gallagher, presidente dell’Icmc -. Abbiamo delle responsabilità sulle cause delle migrazioni forzate che costringono le persone a partire. Il Patto globale non è un accordo vincolante per i Paesi ma è la prima volta che esiste un quadro di cooperazione tra i governi. E’ un piccolo passo ma importante”. A Marrakech parteciperanno anche 500 organizzazioni della società civile di tutto il mondo, tra cui Icmc, che riuniscono le loro posizioni in pochi interlocutori e come prassi vengono ascoltate dai governi. Anche la Santa Sede parteciperà con una delegazione ad alto livello.

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