Decreto sicurezza: don Colmegna (Casa della carità), “aumenterà l’illegalità mettendo a rischio la coesione sociale”

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

La Casa della carità di Milano esprime forte preoccupazione per gli effetti del Decreto sicurezza che, contrariamente a quando affermato dal ministro Salvini, non porterà “tranquillità, ordine, regole e serenità nelle città italiane”. “Le misure contenute nel provvedimento, invece, soprattutto quelle in materia di immigrazione, non faranno altro che aumentare l’illegalità, mettendo a rischio la coesione sociale dei territori, sui quali sarà scaricata tutta la gestione di un fenomeno complesso”, spiega il presidente della Fondazione, don Virginio Colmegna.
Secondo la Casa della carità, “con l’abolizione del permesso di soggiorno per motivi umanitari, molti immigrati, tra cui quelli che stavano realizzando un positivo percorso di inclusione nel nostro Paese, diventeranno dei ‘fantasmi’ senza diritti a andranno ad allargare le fila di chi vive in condizioni di marginalità ed esclusione sociale, con il possibile rischio di diventare facili prede di sfruttamento, lavoro nero e delinquenza”. Inoltre, “la scelta di favorire i grandi centri di accoglienza a discapito del sistema Sprar è profondamente sbagliata e va contro ogni logica, perché penalizza l’unico sistema che in questi anni si è dimostrato efficace nel produrre da una parte una reale inclusione dei migranti e dall’altra coesione sui territori”. “Concentrare le persone nei grandi centri”, secondo la Fondazione, “avrà un impatto fortemente negativo sui luoghi dove saranno collocati, con il rischio che si alimenti la diffidenza della popolazione e si generino allarme e conflitto sociale”. “Per far crescere la sicurezza, ne siamo convinti e lo ribadiamo con forza, bisogna andare in direzione opposta, e promuovere una cultura e delle politiche di apertura e di solidarietà ed è su questo che la Casa della carità continuerà a impegnarsi e lavorare ogni giorno”, sottolinea don Colmegna. Un altro aspetto valutato “negativamente” è quello dell’attribuzione dei beni confiscati alla mafia. “Come sottolineato anche da Libera, consentire la vendita ai privati di beni confiscati alla criminalità va contro il principio del riutilizzo di questi beni per finalità pubbliche e sociali. Senza contare il rischio che possano tornare nelle mani dei mafiosi”. Per don Colmegna, infine, “imporre la fiducia in entrambi i rami del Parlamento, è stato un fatto grave, perché ha impedito un’ampia discussione” su temi che “non possono essere affrontati, come invece ha scelto di fare questo governo, con slogan e semplificazioni che ricorrono alla ricerca di capri espiatori, a cominciare dai più fragili e dallo straniero”.

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