Catechesi: Biemmi (Comm. iniziazione cristiana), “non c’è più nella famiglia il vissuto di fede che motiva e accompagna”

“Guardare alle famiglie, a come sono realmente, a quali situazioni vivono e fronteggiano ogni giorno, dir loro dell’amore incondizionato di Dio ed accoglierle – tutte quante – in una Chiesa nella quale incontrare sacerdoti e catechisti, ma soprattutto compagni di strada”. Parlando ieri ai catechisti delle 18 diocesi di Sicilia dell'”annuncio ai genitori per generare nella fede con la comunità”, fratel Enzo Biemmi, coordinatore nazionale della Commissione dell’iniziazione cristiana, ha ripetuto più volte il termine “sfida”: “Accompagnare i genitori – ha spiegato – significa sempre più spesso proporre la fede a chi è stato cristiano e non lo è più, chi lo è per tradizione, senza però essersi mai riappropriato personalmente della fede e non la sente rilevante per la propria vita di ogni giorno”; si tratta di “accompagnare le persone da un cristianesimo di tradizione a uno di scelta, da una fede di convenzione ad una fede di convinzione”. Nel corso del seminario propedeutico ad un incontro regionale di catechesi in programma a Caltanissetta nel febbraio 2019, è stato evidenziata la necessità di prendere atto del fatto che, anche se non mancano richieste di battesimi, comunioni e cresime, “non c’è più nella famiglia il vissuto di fede che motiva e accompagna questa domanda”. Fratel Biemmi, guardando alle famiglie e ai genitori, ne ha tracciato un profilo: hanno impegni lavorativi gravosi, interessi e impegni sociali altri; vivono una situazione sempre più diffusa di convivenza e matrimoni civili, di crisi o fallimento del primo matrimonio, di seconda unione con famiglie allargate. E ancora: sono in un momento della vita nel quale si identificano con quello che devono fare, hanno poco tempo per se stessi, sono sempre di corsa. Il catechismo dei loro figli è solo uno degli aspetti, e non certo il più importante, di un insieme di impegni che devono onorare. Dall’altra parte c’è una comunità parrocchiale non sempre “generativa”. “Le nostre parrocchie sono quelle della fede di tradizione – ha spiegato Biemmi -, della messa della domenica, non raramente dell’anonimato tra le persone, delle strutture con poca qualità relazionale. Sono le parrocchie con una pastorale pensata per cristiani che non ci sono più”. Saperlo e farci i conti significa avere “uno sguardo realistico che ci educa a calibrare gli obiettivi e a non farci delle attese sproporzionate che portano a non poche delusioni pastorali”. L’invito, poi, a tutti i catechisti: “Non lasciate nessuno ai margini. C’è ospitalità per tutti: la stessa Bibbia – ha detto – non racconta tutte storie perfette, lineari, senza sbavature: racconta invece la Misericordia interrotta di Dio nella vita delle persone esposte al limite, alla fragilità, al peccato”.

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