Populismo: p. Occhetta (La Civiltà Cattolica), “perplessità sulla spinta a rendere la democrazia diretta il centro della vita politica”

“La democrazia diretta si espande quando quella rappresentativa si chiude a riccio e impedisce a tutti i ceti sociali di accedervi. Tuttavia, la spinta gentile dei populisti europei di rendere la democrazia diretta il centro della vita politica suscita perplessità, proprio davanti ai principi di sussidiarietà, solidarietà e di uguaglianza in cui la Dottrina sociale della Chiesa crede”. Lo scrive padre Francesco Occhetta, scrittore de La Civiltà Cattolica, nel numero di dicembre di “Vita pastorale”, anticipato al Sir. Segnalando le differenze tra democrazia diretta e rappresentativa, il gesuita si chiede “cosa capiterebbe se si congelassero i poteri di un Parlamento e si portasse la popolazione a decidere direttamente sui temi sensibili legati alla bioetica, ai vaccini, al fine vita, alla tassazione, alla scuola, ossia sui temi che richiedono mediazione politica”. “Basterebbero pochi poteri forti e qualche slogan per condizionare il voto”, risponde. P. Occhetta denuncia anche il rischio che vengano lesi i “diritti costituzionalmente protetti delle minoranze”, nel caso in cui passino “proposte pensate per far approvare scelte emotive, che la popolazione vuole sentire e verso cui è disposta a consegnare il proprio consenso”. Infine, ancora un’osservazione sulla democrazia diretta. “L’indirizzo politico che emerge dal voto è intestato non su chi l’ha davvero proposto o sponsorizzato ma su concetti generici – conclude il gesuita -. Con i meccanismi della rappresentanza, invece, è chiaro a chi imputare le scelte decisive ed è possibile controllare in piena trasparenza le grandi linee che conducono alle scelte finali”.

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