Nazismo: famiglia Ulma ricordata in una mostra. P. Burda (postulatore), sul loro esempio “percorrere la vera strada della santità”

Eroismo unito allo spirito di accoglienza sono i caratteri della storia della famiglia Ulma, protagonisti dell’allestimento presentato oggi presso la Pontificia Università Urbaniana di Roma. La mostra è costituita da pannelli che ripercorrono attraverso foto e descrizioni le tappe della vita dei coniugi Josef e Wiktoria e dei loro sette figli, nel villaggio polacco di Markowa. Durante l’occupazione da parte dei nazisti, la coppia di contadini diede ospitalità a otto ebrei e per questo fu uccisa dalla polizia nazista tedesca in concorso con quella polacca. La mostra ha come titolo “Famiglia Ulma. Onorando i Giusti” ed è stata organizzata dall’arcidiocesi di Przemyśl e dalla Fondazione Famiglia Ulma “Soar”. Oggi i coniugi e i sette bambini sono considerati “Giusti fra le Nazioni” e proclamati Servi di Dio ma è in corso il processo di beatificazione. “Quali motivi spinsero la famiglia a nascondere gli ebrei? Fu l’amore per il prossimo”, ha affermato durante il suo intervento p. Witold Burda, postulatore della causa. “A casa dei Servi di Dio – ha continuato – dopo l’eccidio fu trovata una Bibbia sottolineata dai due coniugi. Fra i brani, vi era la parabola del buon samaritano. Fu probabilmente una spia a parlare della presenza degli ebrei ai tedeschi. Sia la gendarmeria tedesca sia la polizia polacca, che metteva in pratica l’ideologia nazista, cercavano di distruggere il cristianesimo e fu colpevole degli omocidi”. “Furono uccisi anche i sette bambini della coppia, compreso quello che Wiktoria portava in grembo. In tutto, quel giorno morirono 17 persone, fra cristiani ed ebrei”. “L’esempio – ha concluso – dei Servi di Dio aiuti tutti noi a percorrere la vera strada della santità”.

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