Itinerari culturali: Lunte (Comece), “turisti e pellegrini tracciano esperienze transfrontaliere per sviluppare una coscienza comune”

(Strasburgo) “L’Anno europeo del patrimonio culturale è uno dei principali successi della Commissione Juncker. Non era previsto ma, con la guida del commissario ungherese Tibor Navracsics, ha generato una risposta forte e positiva da molti ambienti. Il Parlamento europeo ha sostenuto l’iniziativa con entusiasmo, gli Stati membri si sono fortemente impegnati, le organizzazioni internazionali come il Consiglio d’Europa e l’Unesco hanno generosamente contribuito e, soprattutto, i cittadini europei sono stati molto reattivi”. È stato Stefan Lunte, membro del segretariato della Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece) a tracciare questa valutazione oggi a Strasburgo, parlando all’incontro sugli Itinerari culturali del Consiglio d’Europa. Secondo Lunte sono gli stessi cittadini europei a “considerare il patrimonio culturale molto importante per loro stessi, per le proprie comunità locali e Paesi, ma anche per l’Ue nel suo insieme”, come ha messo in luce anche un sondaggio Eurobarometro del dicembre 2017 (nell’80% delle risposte il patrimonio è stato valutato come “molto importante”). Anche il dato turistico è indicativo: è cresciuto “da 153 milioni di arrivi nel 1980 a 433 milioni nel 2013” e dovrebbe ancora crescere in media del 2,1% entro il 2025. Allo stesso modo quello economico (i turisti spendono oltre 300 miliardi di euro l’ano nell’Ue), ma altrettanto “la preoccupazione per l’impatto ambientale”.
A rimedio può intervenire la transizione verso un “turista ideale” che diventa “più simile al pellegrino”, usando mezzi alternativi per raggiungere le proprie destinazioni. Lunte ha anche sottolineato come “il turista su un percorso culturale e il pellegrino su un pellegrinaggio tracciano esperienze transfrontaliere ed europee” che “sono fondamentali per sviluppare una coscienza europea più forte”.

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