Itinerari culturali: don Falabretti (Cei), giovani pellegrini per “riscoprire la presenza di una storia di cui sono eredi”

(Bruxelles) “Una delle osservazioni fatte dai giovani pellegrini è stata proprio questa: aver potuto riscoprire la ricchezza del proprio territorio e la possibilità di poterlo finalmente osservare con la lentezza a cui il cammino a piedi costringe”. Lo ha affermato don Michele Falabretti, responsabile del Servizio nazionale per la Pastorale giovanile della Conferenza episcopale italiana, illustrando all’iniziativa sugli Itinerari culturali del CdE a Strasburgo “I Cammini – 2018”, che la scorsa estate si sono svolti in 180 diocesi italiane. Oltre 30mila giovani hanno preso parte a esperienze di pellegrinaggi lungo la penisola, per poi incontrare il Papa a Roma a metà agosto in preparazione al Sinodo, assieme ad altri 40mila coetanei. “Non è rara la critica che si muove ai giovani, oggi, rispetto alla loro incapacità di prendere contatto con le proprie radici: è però un tratto della nostra cultura, caratterizzata – per don Falabretti – da una velocità (di spostamento, di informazioni, di connessioni, di gestione del tempo) che non permette a nessuno di mettere radici. Per i giovani, prendere contatto con il proprio territorio ha significato riscoprire la presenza di una storia di cui sono eredi e che sono chiamati a costruire in continuità, impegnandosi a contribuire a loro volta per l’accrescimento del patrimonio culturale”. L’incontro fra i partecipanti “è stato affascinante: la spontaneità con cui si vivono relazioni e amicizie è un tratto dell’età giovanile. Ma va sostenuto e accompagnato: il rischio per i giovani di oggi è di vivere relazioni in gran parte smaterializzate, prodotte esclusivamente dal web”.
“Molte storie di questi incontri sono state davvero intense. Un vescovo – ha detto Falabretti – mi ha raccontato che, arrivato un gruppo di trecento ragazzi in un piccolo centro, sono stati accolti dal parroco e dal sindaco. Poco dopo, in silenzio, il sindaco è sparito per ricomparire dopo un po’ carico di borse: era andato a fare la spesa in un minimarket, comprando soprattutto dei biscotti”. Allo stesso modo, “il passaggio di tutti questi giovani ha mosso soprattutto le mamme e le nonne, preoccupate di offrire qualcosa da bere, da mangiare o anche solo un po’ di ombra e una sedia dove sostare. Insomma, il cammino non offre possibilità di incontro solo tra le persone che lo stanno facendo, ma inevitabilmente genera legami fra tutto il territorio che ne viene coinvolto: potete immaginare la grande quantità di feste e incontri durante le soste nelle serate estive”. Il relatore ha sottolineato: “L’Italia è un Paese ricchissimo di cultura, arte e storia: il rischio però, è quello di far emergere solo i grandi centri come Roma, Firenze o Venezia. In realtà un’esperienza come questa ha rivelato che non c’è bisogno di avere i monumenti di queste città, per poter incontrare la storia e la cultura dei popoli. Ogni centro raggiunto, piccolo o grande che fosse, ha colto la provocazione e ha sentito il bisogno di tornare a raccontare la propria storia; ad aprire le porte a testimonianze di vita o a tesori che di solito definiamo minori, ma che costituiscono la forza di tutto il patrimonio nazionale”.

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