Forum Risk Management in Sanità: card. Betori (Firenze), “non basta fare manutenzione del Ssn e rimediare le manchevolezze”

“La Chiesa che rappresento in questa città porta con sé una lunga storia di cura della persona malata, al punto che essa può essere considerata la culla dell’azione di cura ospedaliera, un’esperienza che proprio nella città di Firenze ha visto affermarsi antiche istituzioni, oggetto di ammirazione dei contemporanei”. Lo ha detto questa mattina il card. Giuseppe Betori aprendo i lavori del 13° Forum Risk Management in Sanità che si tiene a Firenze, da oggi al 30 novembre. L’arcivescovo ha ricordato come la Costituzione italiana, all’art. 32, sancisca che “la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività garantisce cure gratuite agli indigenti”. Nel ricordare il 40° anniversario dell’introduzione del Servizio sanitario nazionale, il card. Betori ha sottolineato che “dobbiamo prendere atto che esso è oggi sospeso fra giudizi di eccellenza per l’alta aspettativa di vita o la gestione di determinate patologie e la necessità di revisione per la disomogeneità geografica della qualità dei servizi offerti, o per le ancora troppo lunghe liste di attesa o l’ancora carente informazione al paziente, o perfino per la scarsità degli investimenti in sanità come percentuale del Pil del Paese”. L’arcivescovo di Firenze ha ricordato che “la tradizione della Chiesa è anche tradizione di solidarietà e accoglienza, ed ha contribuito a questo raggiungimento e ancora oggi vi contribuisce con le sue strutture convenzionate”. Ci sono, tuttavia, nuovi traguardi a cui tendere. “Oggi non basta fare manutenzione del sistema, rimediare le manchevolezze, perché la rivoluzione genetica e informatica introducono tutta la società, e quindi a maggior ragione il suo sistema di cura – ha aggiunto il card. Betori – verso la maggiore possibilità di manipolazione delle coscienze indotta dalla rincorsa alla democrazia diretta non istituzionalmente mediata, o anche verso una ingegnerizzazione così spinta del sistema di cura da relegare in un angolo e limitare alle sole situazioni drammatiche ed eccezionali (come quelle delle cure palliative o delle cure intensive neonatali e pediatriche) l’attenzione alle relazioni di cura, pure enfatizzate di recente nel codice di deontologia medica e ora anche nel dispositivo legislativo sul consenso informato”.

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