Edilizia: Simoncini (Sogea), “pochi territori come quello italiano sfregiati da cementificazione sregolata. Puntare ora su rigenerazione urbana”

“Pochi territori come quello italiano sono stati sfruttati, manomessi e sfregiati in nome di una cementificazione sregolata e di una speculazione senza freni che ci presentano quotidianamente un conto salatissimo”. Con queste parole Sandro Simoncini, presidente di Sogeaa e direttore del Centro studi, ha esordito quest’oggi al convegno organizzato in Senato sul tema della “rigenerazione urbana”. “Non solo in termini di qualità della vita, spesso mortificata dalla mancanza di programmazione urbanistica, dalla vetustà delle infrastrutture, dalla difficoltà negli spostamenti, dalla scarsità dei luoghi di socializzazione, dal basso livello medio del nostro patrimonio edilizio – ha proseguito Simoncini –, ma anche per ciò che riguarda la stessa salvaguardia delle comuni esistenze, come viene impietosamente sottolineato con sempre maggior frequenza da eventi naturali capaci di mettere in ginocchio intere regioni. Non può, dunque, sorprendere che il tema della rigenerazione urbana viva una straordinaria fase di interesse. Ciò suscita giustamente un moto di soddisfazione, soprattutto tra coloro che da tempo ne invocano imprescindibilità e applicazione”.
La rigenerazione urbana punta sul contenimento del consumo di suolo e sull’intervento e la trasformazione del patrimonio edilizio esistente. Come? Attraverso la demolizione e la ricostruzione di edifici nel rispetto delle loro cubature originarie, con il recupero e la riqualificazione di aree dismesse, di edifici abbandonati o inutilizzati, e con un efficace riutilizzo dei vuoti urbani. Il tutto nel rispetto delle specificità territoriali e delle normative delle singole realtà. Il dettaglio relativo ai capoluoghi di provincia consegna un quadro di potenziale indotto di assoluta rilevanza: in particolare a Roma (15,6 miliardi di euro), Milano (7,3 mld), Napoli (5,3 mld), Torino (4,8 mld), Palermo (3,7 mld), Genova (3,2 mld), Bologna e Firenze (2,1 mld ciascuna). “Le grandi città, ma anche realtà abitative di dimensioni assai più contenute, non hanno perseguito serie politiche di riqualificazione dell’esistente – ha sottolineato Simoncini –, ma hanno teso a svilupparsi verso l’esterno, creando periferie e frazioni prive di servizi primari e dei necessari requisiti di sicurezza. Una prima, timida inversione di tendenza per fortuna si intravede, anche se troppo spesso si lascia mano libera agli enti locali, che in nome della rigenerazione urbana si spingono a varare provvedimenti e norme che, seppur nati con le migliori intenzioni, rischiano di assumere i connotati di condoni edilizi mascherati o di temibili strumenti in mano agli speculatori”.

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