Comece: conferenza “Plasmare il futuro del lavoro”. Mons. Hollerich, “la società è composta da persone, non da statistiche”

foto SIR/Marco Calvarese

(Bruxelles) “La speranza non è solo un sentimento, ma un atteggiamento che può far nascere dinamiche. Le religioni sono chiamate a ricordare all’Europa che la nostra società è composta da persone umane, non da statistiche”. Questo un passaggio del discorso introduttivo di Jean Claude Hollerich, presidente della Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece) che ha aperto stamane a Bruxelles la conferenza “Plasmare il futuro del lavoro”, evento che intende portare il punto di vista delle Chiese e delle religioni alle iniziative per il centenario dell’Organizzazione mondiale del lavoro (Ilo), che si celebrerà nel 2019. Dopo i saluti di Luca Jahier, presidente del Comitato economico e sociale europeo (Cese) che ospita i lavori, ha preso la parola Mairead McGuinness, primo vice-presidente del Parlamento europeo, che ha sottolineato la necessità di “ascoltare le preoccupazioni dei cittadini riguardo i cambiamenti che stanno coinvolgendo il mondo del lavoro”. “Dobbiamo riflettere sulla direzione che sta prendendo il mondo del lavoro e dare forma al suo futuro, senza soffrirne”, l’invito espresso da Heinz Koller, direttore regionale Ilo per l’Europa e l’Asia centrale: “Diciamo noi alla tecnologia cosa dovrebbe fare, non viceversa”. La mattinata ha visto una tavola rotonda interreligiosa sul tema dell’importanza del lavoro con gli interventi del vescovo Antoine Hérouard, presidente della commissione per gli affari sociali della Comece, il rabbino Avi Tawil, il decano luterano Satu Saarinen e Mouez Khalfaoui (Centro per la teologia islamica, Tubinga).

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