Terra Santa: suor Tighe (Caritas Gerusalemme), “la soluzione ‘Due popoli, due Stati’ possiamo considerarla morta”

Suor Bridget Tighe, direttrice generale Caritas Jerusalem

“Se guardiamo alla situazione sul terreno”, la soluzione auspicata dalla comunità internazionale e da Papa Francesco, ‘Due popoli due Stati’, “possiamo considerarla morta”. È quanto afferma al Sir suor Bridget Tighe, direttrice generale di Caritas Jerusalem. In un’intervista la religiosa di origini irlandesi, con un lungo servizio nella Striscia di Gaza, ricorda che i poveri della Terra Santa sono, in particolare, “i palestinesi e anche i migranti più emarginati che vivono a Tel Aviv. Per ciò che concerne i palestinesi in Cisgiordania, essi vivono da oltre 50 anni sotto l’occupazione israeliana, ma ci sono anche quelli sfollati dalle loro case e terre da 70 anni. Intere generazioni di giovani sono nate e cresciute sotto l’occupazione, private e umiliate in tanti modi. L’umiliazione – sottolinea suor Tighe – è un’altra forma di povertà che si aggiunge a quella economica, alla mancanza di accesso ai servizi e di rispetto dei diritti umani”. Da parte sua la Chiesa, anche attraverso la Caritas, cerca di “alleviare le sofferenze attraverso un aiuto e un sostegno umanitario” che si concretizza con progetti di housing, di lavoro, con la costruzione di scuole, università, ospedali, case di accoglienza, ma il cammino per rendere tutte queste persone indipendenti dagli aiuti resta lungo e difficile”. Analizzando la situazione sul terreno suor Tighe rileva che ci sono “le colonie israeliane collegate tra loro da strade e zone palestinesi sempre più frammentate prive di contiguità territoriale”. Per questo la soluzione “Due popoli, due Stati”, “possiamo considerarla morta. Da parte nostra – conclude – resta l’impegno a favorire, con la preghiera e il servizio, ogni possibilità di dialogo. È urgente aiutare israeliani e palestinesi a lavorare insieme per la giustizia e la libertà”.

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