Sfruttamento: don Soddu (Caritas), “percezione distorta su migranti porta a soluzioni che non risolvono ma aggravano”

L’obiettivo del Progetto Presidio 3.0 per contrastare il caporalato e lo sfruttamento lavorativo, oltre a dare assistenza ai lavoratori migranti sfruttati soprattutto nell’agricoltura, serve anche a svelare i “falsi modelli”, ossia “una percezione distorta di un fenomeno” che “porta a pressioni politiche e all’individuazione di soluzioni che sovente non centrano l’obiettivo, lasciando le problematiche aperte e sempre più aggravate dalla loro cronicizzazione”. Lo ha affermato oggi a Roma don Francesco Soddu, direttore di Caritas italiana, durante la presentazione della terza edizione di Progetto Presidio, attivo già da 4 anni in 18 diocesi. “È bene ribadire – ha detto – che lo sfruttamento e le migrazioni sono le basi dell’agricoltura globale: le enclave concentrano la produzione in numerosi territori del Sud Europa, per basare la produzione su una manodopera a basso prezzo, che consente di contenere i prezzi e aumentare i profitti; sia al Sud che anche al Nord Europa, la maggior parte della manodopera del settore agricolo è costituita da migranti”. In questo scenario di fondo, ha proseguito, “domina la falsa opinione che quella dei migranti sia una presenza temporanea; e tale opinione è utile a coloro che si occupano di politiche pubbliche, perché, diversamente, a fronte di una presenza stabile, occorrerebbe consentire alle suddette persone di accedere ai servizi pubblici, sanitari, scolastici, ecc.., oltre che di tutelare i loro diritti sul lavoro, pensiamo anche solo alla previdenza”. Inoltre, “la condizione di estrema vulnerabilità delle persone che sono vittime di sfruttamento – ha osservato – è una somma di più vulnerabilità: lo status giuridico incerto; l’inserimento in un settore occupazionale a facile accesso, e soggetto alla necessità di reperire molta manodopera in particolari momenti dell’anno”. Per questo motivo il privato sociale, e anche le Caritas diocesane che operano in questo ambito, si ritrovano “spesso a tappare le lacune di un sistema di welfare, di un mercato del lavoro, e di una politica di gestione dei flussi migratori, che non sembrano dialogare fra loro su basi obiettive e scevre di tentazioni ideologiche”, ha concluso.

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