Papa Francesco: a Santa Marta, “la generosità delle piccole cose fa miracoli”. Consumismo è “malattia psichiatrica”

(Foto Vatican Media/SIR)

“Noi possiamo fare miracoli con la generosità”, a patto di non lasciarci vincere dal suo grande nemico: il consumismo, che è “una malattia psichiatrica”. Lo ha spiegato il Papa, nell’omelia della Messa celebrata oggi a Santa Marta, in cui ha esortato a chiedersi come poter essere più generosi con i poveri, anche con “le piccole cose”. Francesco – secondo quanto riferisce Vatican news – ha esordito ricordando che tante volte nel Vangelo Gesù mette in evidenza il contrasto tra i ricchi e i poveri: “È molto difficile che un ricco entri nel regno dei cieli”. Qualcuno può etichettare Cristo come “comunista”, ha obiettato il Papa, “ma il Signore, quando diceva queste cose, sapeva che dietro alle ricchezze c’era sempre il cattivo spirito: il signore del mondo. Per questo disse una volta: ‘Non si può servire due signori: servire Dio e servire le ricchezze'”. “La vedova, l’orfano e il migrante, lo straniero, erano i più poveri nella vita di Israele”, ha ricordato Francesco facendo l’esempio della vedova, che “ha dato il poco che aveva per vivere perché aveva fiducia in Dio, era una donna delle Beatitudini, era molto generosa”. “Di fronte alle statistiche della povertà nel mondo, ai bambini che muoiono di fame, che non hanno da mangiare, non hanno le medicine, tanta povertà – che si sentono tutti i giorni nei telegiornali e nei giornali – è un atteggiamento buono quello di chiedersi: ‘Ma come posso risolvere questo?'”, ha commentato il Papa: “Nasce dalla preoccupazione di fare il bene. Una chiamata alla generosità. E la generosità è una cosa di tutti i giorni, è una cosa che noi dobbiamo pensare: come posso essere più generoso, con i poveri, con i bisognosi … come posso aiutare di più? ‘Ma lei sa, Padre, che noi appena arriviamo alla fine del mese’ – ‘Ma qualche monetina ti avanza? Pensa: si può essere generosi con quelle …’. Pensa. Le piccole cose: facciamo, per esempio, un viaggio nelle nostre stanze, un viaggio nel nostro guardaroba. Quante paia di scarpe ho? Uno, due, tre, quattro, quindici, venti … ognuno lo può dire. Un po’ troppo … Io ho conosciuto un monsignore che ne aveva 40 … Ma, se hai tante scarpe, dà la metà. Quanti vestiti che non uso o uso una volta l’anno? È un modo di essere generoso, di dare quello che abbiamo, di condividere”. “Noi possiamo fare miracoli con la generosità. La generosità delle piccole cose, poche cose”, la tesi del Papa: “Forse non facciamo questo perché non ci viene in mente. Il messaggio del Vangelo ci fa pensare: come posso essere io più generoso? Un po’ di più, non tanto … ‘È vero, Padre, è così ma … non so perché ma sempre c’è la paura …'”. “Ma c’è un’altra malattia, che è la malattia contro la generosità, oggi: la malattia del consumismo”, ha ammonito Francesco: “E consiste nel comprare, sempre, cose”. A Buenos Aires, ha ricordato, “ogni fine-settimana c’era un programma di turismo-shopping”: si riempiva l’aereo il venerdì sera e si andava in un Paese a circa dieci ore di volo e tutto il sabato e parte della domenica si passava a comprare nei supermercati. Poi si tornava. Una malattia grossa, (quella) del consumismo, di oggi! Io non dico che tutti noi facciamo questo, no. Ma il consumismo, lo spendere più di quello di cui abbiamo bisogno, una mancanza di austerità di vita: questo è un nemico della generosità. E la generosità materiale – pensare ai poveri, ‘questo posso dare perché possano mangiare, perché si vestano’ – queste cose, ha un’altra conseguenza: allarga il cuore e ti porta alla magnanimità”. Di qui l’invito a percorrere il cammino della generosità, iniziando con “un’ispezione a casa”, cioè pensando a “cosa non serve a me, cosa servirà a un altro, per un po’ di austerità”. Bisogna pregare il Signore “perché ci liberi” di quel male tanto pericoloso che è il consumismo, che rende schiavi, una dipendenza dallo spendere: “è una malattia psichiatrica”. “Chiediamo questa grazia al Signore”, ha concluso il Papa: “La generosità, che ci allarga il cuore e ci porti alla magnanimità””.

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