Dipendenze: Pisanu (Fict), “gioco d’azzardo è emergenza più diffusa”. “Il caso di Desirée dimostra come non si muore solo di overdose”

“Il gioco d’azzardo è l’emergenza più diffusa, perché è alla portata di tutti e non si presenta immediatamente come una dipendenza”. Lo ha detto Nicolò Pisanu, presidente dell’Istituto superiore universitario di scienze psicopedagogiche e sociali “Progetto Uomo” (Ipu) della Federazione italiana delle comunità terapeutiche (Fict), rispondendo alle domande dei giornalisti durante il “meeting point”, in sala stampa vaticana, per la presentazione della Conferenza internazionale promossa e organizzata dal Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale in Vaticano, dal 29 novembre al 1° dicembre, sul tema: “Droghe e dipendenze: un ostacolo allo sviluppo umano integrale”. “È ormai dimostrato scientificamente che più si va verso una situazione di crisi e di povertà, più la gente è tentata a cercare la fortuna”, ha spiegato l’esperto, che a proposito del gioco d’azzardo ha fatto notare che “c’è un ambiguità di fondo, per cui lo Stato lo condanna tutti i livelli, ma poi prende una percentuale sugli incassi”. “Dalle tossicodipendenze, cioè le dipendenze da sostanze, ai fenomeni che portano dipendenze, come quelli derivati da Internet”: così Pisanu ha sintetizzato l’evoluzione del fenomeno negli ultimi decenni, in cui oltre a quello di eroina – rientrata prepotentemente in un mercato dal quale sembrava essere quasi sparita – e di cocaina è aumentato “il consumo di cannabis e di psicofarmaci, nascosti ma molto diffusi, che sono la radice di altre dipendenze”. Quanto alle strategie di contrasto delle dipendenze, “in Italia abbiamo una delle reti più efficaci di intervento, ma la normativa è ferma a trent’anni fa”. “Il problema non è la sostanza, ma il recupero della persona”, ha fatto notare Pisanu a proposito delle politiche di “riduzione del danno”: con il metadone, ad esempio, “si passa dalla dipendenza da una sostanza alla dipendenza da un’altra sostanza, ma non si elimina il problema. Se la persona viene accolta in maniera adeguata, e se si punta ad aumentare la sua capacità di resilienza, può star bene senza l’una e senza l’altra”. La strada del contrasto alle doghe, allora, “non passa tanto dal ‘tamponare’ l’emergenza, ma deve mirare alla prevenzione, attraverso l’educazione, e all’individuazione di nuove tipologie di intervento, in un panorama di dipendenze in continua evoluzione”. Sotto accusa, inoltre, la “latitanza” dello Stato: “In Italia non facciamo più niente su questo fronte”, la denuncia di Pisanu, che rileva l’assenza di Conferenze del settore e si chiede dove sia finito il Dipartimento antidroga: senza contare “l’assenza di fondi statali e la mancata sinergia tra il privato sociale e lo Stato”. Interpellato sul caso di Desirée, la ragazza romana stuprata e uccisa nel quartiere romano di San Lorenzo dopo essere stata imbottita di droghe e tranquillanti, Pisanu ha risposto che “è stata data molta attenzione alla violenza e al sesso, senza prestare però attenzione al fatto che molti delitti si consumano nel contesto delle dipendenze. Si tende a mascherare il fenomeno delle dipendenze, senza considerare che non si muore solo per overdose, ma anche di spaccio”.

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