Migranti in Usa: 3mila cattolici e appartenenti ad altre fedi firmano un impegno di solidarietà per i richiedenti asilo

(da New York) Circa tremila cattolici e appartenenti ad altre fedi hanno firmato un impegno di solidarietà per tutti coloro che chiedono asilo negli Stati Uniti e promettono di agire da buoni vicini per “costruire una comunità dove tutti siano i benvenuti”. Tra i sottoscrittori dell’appello ci sono la Franciscan Action Network, il Colomban Center for Advocacy and Outreach, Faith in Public Life e la Chiesa evangelica luterana in America. “C’è stata molta retorica politica intorno alla carovana migrante e dobbiamo separare i fatti dalla finzione – spiegano i francescani -. Gli appartenenti alla carovana non sono membri di una banda di malviventi e non sono terroristi: molti hanno familiari che sono cittadini americani e queste persone semplicemente vogliono vivere con le loro famiglie senza paura e hanno tutto il diritto di chiedere asilo per sentirsi al sicuro”. La direttrice di uno dei programmi del network francescano, suor Maria Orlandini, ha fatto parte della delegazione di rappresentanti delle diverse fedi che si sono recati in Honduras per constatare quali problemi affliggano chi sta fuggendo e ha avuto modo di constatare di persona la gravità della situazione, aggravata anche dalla scelta degli Usa di “porre fine allo status di protezione temporanea per gli immigrati provenienti dalla regione. E la politica di deportazione e tolleranza zero, non ha fatto altro che aggravare la situazione”. I francescani sostengono con convinzione “le nostre sorelle e i nostri fratelli bisognosi e denunciano la retorica e le politiche che ci danneggiano, minacciano e dividono”.

Faith in Public Life, un’organizzazione di oltre 50mila rappresentanti delle Chiese e delle fedi, ha lanciato un giuramento pubblico in cui chi sottoscrive si impegna “a dire la verità su chi sta fuggendo dal pericolo respingendo ogni narrazione disonesta e xenofa; si impegna ad accompagnare e sostenere i richiedenti asilo o le persone della comunità che lo stanno già aiutando; si impegna a contattare i propri rappresentanti polici che stanno cercando di disumanizzare chi cerca protezione e si impegna a fare della propria comunità un luogo accogliente”. L’azione di solidarietà è partita in contemporanea alla decisione di un giudice della Corte distrettuale di San Francisco di bloccare l’ordine esecutivo emesso dal presidente Trump, il 9 novembre scorso, che per 90 giorni avrebbe rallentato il processo di identificazione dei migranti, incoraggiando respingimenti e deportazioni. Anche il vescovo Joe Vasquez, presidente della Commissione sui migranti, a nome della Conferenza episcopale ha sottoscritto, assieme alle responsabili della Catholic Charities Usa, del Catholic Legal Immigration Network e del Catholic Relief Services.
“Troviamo questa azione estremamente preoccupante”, ha dichiarato il vescovo, spiegando che il provvedimento di fatto limiterà e rallenterà l’accesso alla protezione di centinaia di bambini e di famiglie in fuga dalle violenze in Centro America, “lasciandoli in condizioni non sicure in Messico o in situazioni di detenzione indefinita ai confini”. Mons. Vasquez ribadisce che il diritto d’asilo “è codificato sia nelle nostre leggi che nei valori e quindi esortiamo l’Amministrazione a cercare altre soluzioni che rafforzino l’integrità del sistema di immigrazione esistente, garantendo nel contempo l’accesso alla protezione per i bambini e le famiglie vulnerabili”. Il documento non cessa di sottolineare che “la Chiesa cattolica continuerà a servire, accompagnare e assistere tutti coloro che fuggono dalle persecuzioni, indipendentemente da dove cercano tale protezione e da dove provengono”.

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