Humanae vitae: card. Ravasi, “la coppia si declina attraverso la generazione”. Dio “vede nell’embrione l’itinerario futuro della creatura”

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

Per la Bibbia “l’amore non è un’isola romantica, non è monodico. La coppia si declina nel mondo e nella storia attraverso la generazione”. Lo sostiene il card. Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della cultura, nella lectio “La benedizione della fecondità umana nel mistero della creazione”, tenuta questo pomeriggio all’Università cattolica di Roma in apertura del congresso nazionale “Bellezza e cura della fertilità nel mistero del generare umano”. Di qui tre elementi di riflessione. Anzitutto, sottolinea Ravasi, la parola più ricorrente nella Bibbia dopo Jahvè è “figlio” che ha la sua radice nel verbo “costruire”. E ancora:” Dio creò l’uomo a sua immagine, a immagine di Dio lo creò. Maschio e femmina li creò”. “L’immagine di Dio che è in noi è l’uomo e la donna – precisa -. Non solo il maschio secondo l’immagine rabbinica ripresa anche da Paolo. Uomo e donna sono entrambi immagine di Dio”. Dio crea, l’uomo e la donna generano. Ravasi cita il monito di Bonhoeffer: “Il matrimonio è più del vostro amore reciproco. Entrando nel matrimonio diventate un anello della catena di generazioni che Dio chiama al suo regno”. Nel richiamare quindi il Salmo 139, 14-16 – “una grande ricerca che l’uomo fa di sfuggire a Dio ma Dio è sempre lì che attende” – il cardinale ravvisa nelle espressioni “quando venivo formato nel segreto” e “ancora informe” l’embrione. Dio, assicura, “vede già nell’embrione tutto l’itinerario che questa creatura farà, nel bene e nel male. Il termine ‘golem’ che nella Bibbia compare una volta sola”, per Ravasi è “proprio la rappresentazione poetica dell’embrione nel grembo della madre, e Dio è anche lì”.

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