Violenza su donne: don De Marco (Cei), “ricreare, anche attraverso lo sport, la cultura del mettersi e dello stare in piedi di fronte ad ogni donna”

È importante “ribadire la necessità di ricreare, anche attraverso lo sport, la cultura del mettersi e dello stare in piedi di fronte ad ogni donna… perché allenati a farlo… sin dal -270° giorno di vita!”. Lo ha affermato questa mattina don Gionatan De Marco, direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale del tempo libero, turismo e sport della Cei, nel corso del convegno “Cambiare per vincere insieme. Lo Sport contro la violenza sulle donne” ospitato alla Camera dei deputati per iniziativa di Acli e Us Acli nazionali. Dopo aver ripetuto la condanna contro la violenza sulle donne e ogni forma di violenza, don De Marco ha osservato come “di fronte ad ogni donna” non solo “si sta in piedi” ma “bisogna mettersi in piedi!”. Il sacerdote ha rilevato che “quando scende in pista o in campo una donna, oltre alla forza e alla determinazione, c’è l’eleganza”. “Quell’eleganza che – ha spiegato –, senza accorgercene, ci fa riconoscere il profumo di quella prima palestra privata in cui ci siamo tutti allenati… prima dell’esordio”. “In ogni tratto femminile – ha proseguito – siamo naturalmente e inevitabilmente chiamati a riscoprire i tratti del femminile che ci ha messo in vita”. Per De Marco, “abbiamo bisogno del femminile nello sport”. “Perché, se noi del maschile siamo portati a leggere il linguaggio dello sport nella logica dei muscoli, è il femminile che ne riporta le coordinate essenziali nel dinamismo dell’‘I care!’”. “E lo sport, allora, non sarà solo questione di salute, o di benessere, ma sarà soprattutto esperienza educativa! Lo sport prenderà la sua forma essenzialmente in un impegno educativo verso la persona che a sua volta si trasforma in impegno sociale verso la comunità”. Per questo, “come società abbiamo bisogno di donne che promuovano lo sport con qualità… passionale”. “Ma, la bellezza del gesto sportivo, la qualità dell’insegnamento tecnico e l’efficienza organizzativa non sono le finalità ultime”, ha ammonito il sacerdote: “La vera bellezza dello sport sta nel fatto che è in grado di generare passioni e emozioni forti, senza fermarsi al livello emozionale, ma cercando ricadute a lungo termine, capaci di incidere in modo duraturo sulla vita di ogni giorno”.

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