Unione europea: Prodi, “l’Europa della speranza sostituita da quella della paura, ogni Paese difende se stesso”

Romano Prodi

“Oggi abbiamo un’Europa all’angolo, incapace di reagire, che arretra sulle sue stesse conquiste, che attira antipatie e incomprensioni”. Lo scrive Romano Prodi, già presidente della Commissione europea, nel numero di dicembre di “Vita Pastorale” anticipato dal Sir. Riflettendo sul sentimento di “un’Europa dei burocrati e dei banchieri, distante dai cittadini e dai loro problemi”, Prodi spiega che ciò avviene perché “l’Europa non ha completato il processo di unificazione politica, mentre è proprio la politica che scalda il cuore delle persone, che le fa appassionare e che le rende participi”. L’ex presidente sottolinea il passaggio del potere dalla Commissione, “organo sovranazionale”, al Consiglio, che “invece rappresenta le singole nazioni”. “Se gli interessi nazionali prevalgono su quelli comuni non stupiamoci se la Germania, che è il Paese più potente d’Europa, ha imposto agli altri la propria politica”. È così, però, a suo avviso che “l’Europa finisce col tradire se stessa”. “L’Europa della speranza, quella che io ho conosciuto, è stata sostituita dall’Europa della chiusura e della paura”. “Ogni Paese – aggiunge – difende se stesso e i propri interessi”. Prodi spiega inoltre che “sono le migrazioni che generano le paure più grandi”. “Lasciare l’Africa al suo destino non è vantaggioso per l’Europa”. Ma “ogni Paese pensa a sé e l’Europa non sa trovare compattezza e unità”. La convinzione dell’ex presidente è che “solo uniti i Paesi europei hanno la possibilità di promuovere e affrettare lo sviluppo dell’Africa così da migliorare le condizioni di vita”. Quella auspicata è “una politica organica”.

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