Terra Santa: mons. Favale (Conversano-Monopoli), “venite in pellegrinaggio in Terra Santa. Non c’è alcun pericolo”

Pellegrini della diocesi Conversano-Monopoli

(dall’inviato a Gerusalemme) – “Venite in pellegrinaggio in Terra Santa. Non lasciamoci spaventare dalle notizie che circolano intorno a questa terra. Non c’è alcun pericolo, i pellegrini possono venire in assoluta sicurezza. La gente è accogliente e ci aspetta”: è l’appello lanciato, attraverso il Sir, da mons. Giuseppe Favale, vescovo di Conversano-Monopoli, in questi giorni (16-24 novembre) in Terra Santa con 138 pellegrini della sua diocesi. Un pellegrinaggio cominciato da Nazaret dove sono stati inaugurati due mosaici raffiguranti la Madonna della Fonte e della Madia, particolarmente venerate nella diocesi pugliese. “La presenza dei pellegrini – dice il vescovo in attesa di recarsi alla basilica del Santo Sepolcro – qui è un fattore di speranza e un aiuto concreto per risollevare le sorti anche delle famiglie cristiane, molte delle quali vivono lavorando nell’ambito del turismo religioso e dei pellegrinaggi”. In questi giorni il gruppo dei pellegrini ha visitato e pregato nei luoghi santi ma, spiega mons. Favale, “abbiamo anche conosciuto e toccato con mano la realtà povera in cui vivono i palestinesi e le pietre vive di questa terra che sono i nostri fratelli cristiani. Con alcuni sacerdoti ho visitato l’“Hogar de ninos”, a Betlemme, una casa famiglia che accoglie bambini disabili e per la quale, in occasione dello scorso Avvento, abbiamo raccolto delle offerte”. Ciò che si avverte pellegrinando nei Luoghi di Gesù, aggiunge il presule, “è il legame stretto, nato grazie anche alla Custodia di Terra Santa, tra l’Italia e la Terra Santa. Qui noi ci sentiamo a casa. Al tempo stesso è bello avvertire il respiro della Chiesa universale. Venire in Terra Santa significa anche respirare la cattolicità e l’universalità della Chiesa”. Da qui l’appello rinnovato a “venire in Terra Santa perché è un segno di speranza. Manca poco all’inizio dell’Avvento e dunque alla celebrazione del Natale: non dobbiamo vivere nella cappa della paura ma nella luce di Gesù che è la nostra speranza. Il pellegrinaggio risveglia la nostra fede e ci esorta a toccare con mano tante situazioni umane che ci permettono, poi, di leggere meglio quanto è avvenuto qui con la nascita di Cristo”.

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