Libertà religiosa: Yousaf (avvocata pakistana), “cristiani considerati impuri, ragazze violentate e forzate a conversione”. “Comunità internazionale dia visibilità a minoranze religiose”

In Pakistan “le ragazze cristiane vengono speso rapite, violentate e costrette alla conversione forzata”, racconta Tabassum Yousaf, avvocata pakistana dell’Alta Corte del Sindh e difensore delle vittime di persecuzione religiosa, intervenendo alla presentazione, oggi a Roma, della XIV edizione del Rapporto sulla libertà religiosa nel mondo di Aiuto alla Chiesa che soffre (Acs). La sua, spiega, è la testimonianza di “una cattolica cresciuta in una società musulmana” dove i cristiani sono penalizzati fin da bambini. A scuola, spiega, “alunni e insegnanti cristiani non possono utilizzare gli stessi bagni dei musulmani. A scuola e nella società i cristiani sono considerati intoccabili, impuri”. Inoltre, le più alte cariche dello Stato e del Governo possono essere ricoperte solo da musulmani “e non è un caso – sottolinea – che nel governo attuale non sia stato incluso un ministero per le minoranze religiose”. Elemento positivo, tuttavia osserva, il fatto che “il membro della Corte suprema, Khosa, abbia affermato che nei casi di blasfemia verrà applicata una la punizione in caso di false testimonianze”.
Terribili gli esempi di abusi su cristiani testimoniati a parole e immagini dall’avvocata Yousaf, come quello di Binish Paul, 18enne cattolica che al rifiuto di convertirsi all’islam e di sposare un musulmano è stata da lui gettata dal balcone e ha tre vertebre rotte, o di Shama e Shazad, marito e moglie falsamente accusati di blasfemia e bruciati vivi, anche se lei era incinta di alcuni mesi, davanti al loro figlio più piccolo. Molte le ragazze violentate i cui aggressori rimangono impuniti perché politicamente “well connected”. Per Yousaf solo l’educazione può cambiare questo stato di cose. “Prezioso il lavoro svolto dalle scuole cattoliche, ma i tempi sono lunghi e intanto i cristiani continuano ad essere discriminati e perseguitati”. Di qui un appello alla comunità internazionale che “può giocare un ruolo vitale nella difesa delle minoranze religiose dando loro visibilità internazionale”.

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