Cristiani perseguitati: Acs, vittime di fondamentalismo islamico, rapimenti, conversioni forzate. Minaccia Isis

Mentre in alcuni Paesi “sono diminuite le violazioni della libertà religiosa da parte di gruppi islamisti, questo tipo di violenze si è inasprito altrove”. Lo scrivono Alfredo Mantovano e Alessandro Monteduro, rispettivamente presidente e direttore di Acs-Italia, nell’introduzione del Rapporto 2018 sulla libertà religiosa nel mondo, presentato oggi a Roma e in contemporanea nelle 23 sedi Acs del mondo. La disarticolazione sul piano militare dell’Isis in Iraq e in gran parte della Siria “è una grande opportunità”, ma c’è il rischio di sottovalutare la minaccia che tuttora rappresenta: la sua sconfitta militare, avvertono i due responsabili di Acs, “non implica necessariamente la sua scomparsa come movimento jihadista”. Intanto si sono affermati altri movimenti militanti islamici in Africa, Medio Oriente e Asia. In Nigeria Boko Haram sembra perdere terreno, sono però aumentate le violenze dei pastori islamisti fulani contro i cristiani raccolti in preghiera; il Niger è accerchiato da diversi gruppi islamisti: proprio in quest’area è avvenuto il recente rapimento del missionario padre Pierluigi Maccalli. Il fondamentalismo islamista agisce anche in Indonesia, dove il 13 maggio 2018, attacchi a tre chiese a Surabaya hanno causato 13 vittime, ma a soffrire sono anche buddisti e musulmani sciiti. In Bangladesh sono stati uccise in un attacco 22 persone. Drammatica, prosegue il report, la situazione della comunità cristiana in Palestina. Negli ultimi sei anni i cristiani a Gaza sono diminuiti del 75%: da circa 4.500 a 1.000. Tra il 2016 e il 2018 in Egitto si sono registrati cinque gravi attentati; l’ultimo, lo scorso 2 novembre, al bus di pellegrini copti a Minya. Un’altra piaga che affligge la comunità cristiana egiziana è il rapimento e la conversione forzata all’Islam di adolescenti, ragazze e donne cristiane. Almeno sette le ragazze rapite nell’aprile 2018. Stessa sorte spetta ogni anno a circa 1000 ragazze cristiane e indù in Pakistan. Stupro come arma di guerra e di conversione forzata all’islam impiegato in passato anche in Iraq e Siria.

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