Cristiani perseguitati: Acs, silenzio e indifferenza dell’Occidente verso la comunità irachena

In Europa avanza l’antisemitismo, mentre fra il 2016 e il 2018 l’Occidente, e in particolare il nostro continente, ha conosciuto un’ondata di attacchi terroristici motivati dall’odio religioso, si legge ancora nel Rapporto 2018 sulla libertà religiosa nel mondo, presentato oggi a Roma da Aiuto alla Chiesa che soffre (Acs). Il report, tradotto in sei diverse lingue, è stato presentato in contemporanea nelle 23 sedi Acs del mondo. Bruxelles, Londra, Manchester, Berlino, Barcellona, Parigi e altrove, “hanno dimostrato che la minaccia posta dall’estremismo è ormai divenuta universale, imminente e onnipresente”. Il report di Acs evidenza inoltre la “cortina di indifferenza” dietro la quale “le vulnerabili comunità di fede continuano a soffrire”, ignorate “da un Occidente secolarizzato”. La maggior parte dei governi occidentali non ha infatti fornito la “necessaria e urgente assistenza” alle “comunità di sfollati che desiderano tornare a casa nelle rispettive nazioni dalle quali sono stati costretti a fuggire”. Lo studio richiama il ritorno a Qaraqosh, nella Piana di Ninive in Iraq, di 25.650 cristiani lo scorso giugno, quasi il 50% degli abitanti nel 2014, ma precisa che l’opera di ricostruzione è stata principalmente realizzata da associazioni di beneficenza e organizzazioni della Chiesa, senza le quali “la comunità cristiana nella regione avrebbe seriamente rischiato di scomparire”. Forte la denuncia di Acs: “I governi occidentali, a cui sono stati rivolti appelli e urgenti richieste d’aiuto, hanno deluso le aspettative di cristiani e yazidi, riconosciuti come vittime di genocidio”.

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