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Consiglio d’Europa: Battaini-Dragoni, “pari opportunità tra uomo e donna un pilastro della democrazia”

Strasburgo: Gabriella Battaini-Dragoni (foto Eurocomunicazione)

(Strasburgo) “Consideriamo la questione pari opportunità e uguaglianza tra uomo e donna come uno dei pilastri fondamentali delle democrazie. Se non c’è il rispetto della pari opportunità, se non ci si impegna in questo senso, diventa difficile credere che le società in cui viviamo siano veramente società inclusive, rispettose della diversità”. È Gabriella Battaini-Dragoni, vice-segretario generale del Consiglio d’Europa, che sintetizza in un incontro con i giornalisti la rilevanza del tema “uomo donna, la stessa lotta?” scelto per la settima edizione del Forum mondiale per la democrazia che si è svolto dal 19 al 21 novembre a Strasburgo. A questo convincimento di fondo che segna l’attività del Consiglio ormai da decenni, “si è aggiunto il fenomeno del movimento ‘me too’ che a suo modo ha rinvigorito la volontà delle donne di prendere la parola”, contrastando così un clima in cui “non si sente la loro voce”, se non quando sono uccise, violentate, maltrattate. “Quindi ci sembrava giusto poter parlare della questione delle pari opportunità ma anche collegarlo alla questione molto grave che continua a persistere in Europa della violenza sulle donne”. Questi i due pilastri attorno a cui ha ruotato il Forum.
“L’esperienza ha dimostrato che in quei Paesi dove sono state introdotte le quote rosa, anche se inizialmente sono state una forzatura, hanno ottenuto risultati”. Il tetto indicato dal Consiglio d’Europa fin dal 2003 era del 40%: “ora si può discutere se deve essere del 50% o del 52% come qualcuno ha affermato anche al forum”, ma in ogni caso “è un modo di fissare un obiettivo per avvicinarsi, seppure non è il modo unico ed esclusivo per raggiungere l’uguaglianza”, precisa Battaini Dragoni. Comunque “la media dei 47 Paesi europei ci dice che non siamo ancora al 40%”. Nonostante le quote, però “problemi persistono” anche nei 17 Paesi europei che le hanno introdotte: e cita “l’immagine stereotipata della donna, il modo in cui i media la rappresentano, l’essere vittima di aggressione, ora anche sui nuovi media”.

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