Solidarietà: Youssef (Deir Mar Musa) “quando la Chiesa si chiude, si secca”

“Quando la Chiesa si spende per gli altri fiorisce, quando si chiude si secca. Solo quando la Chiesa esce fuori vive, come ci insegnano le parole del Papa”. A dirlo è stato fratel Jihad Youssef, comunità monastica Deir Mar Musa, durante il simposio della Pontificia Università Gregoriana sui trent’anni della fondazione Magis. Il monaco siriano ha ricordato il suo trascorso tra i profughi iracheni in Turchia: “La mia avventura è stata una formazione più che una missione, ho ricevuto cento volte di più di quanto nella mia miseria ho dato”. Il monaco ha tratto un libro, dal titolo “Abbiamo fame e nostalgia di eucarestia”, con il contributo dei profughi che hanno mandato messaggi tramite cellulare. “La Chiesa irachena – ha ricordato – ha vissuto una emorragia ed è in un perenne stato di paura”. Riguardo alla esperienza in Turchia, fratel Youssef ha aggiunto: “Per me è stato un viaggio alla scoperta del Paese e del Vangelo. Mi sentivo straniero per la lingua e il contesto sociale diverso. In Siria non siamo perseguitati come cristiani, mentre in Cappadocia soffrono l’ignoranza e a volte il disprezzo. La gente è povera ma non si vergogna di donare quello che ha. Nelle confessioni non sapevo dove sbattere la testa perché sono persone semplici ma capaci di pensieri profondi. Ho sperimentato, fra le altre cose, l’unità della Chiesa, come mai in altre occasioni”.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Riepilogo