Papa Francesco: udienza, “i precetti di Dio possono ridursi ad essere solo la bella facciata di una vita”. No a “maschera farisaica della correttezza asfissiante”

foto SIR/Marco Calvarese

“I precetti di Dio possono ridursi ad essere solo la bella facciata di una vita che resta comunque un’esistenza da schiavi e non da figli”. Nella catechesi dell’udienza di oggi, dedicata all’ultimo comandamento, il Papa ha messo in guardia dall’ipocrisia. “Spesso, dietro la maschera farisaica della correttezza asfissiante si nasconde qualcosa di brutto e di non risolto”, la denuncia: “Dobbiamo invece lasciarci smascherare da questi comandi sul desiderio, perché ci mostrano la nostra povertà, per condurci a una santa umiliazione”. “Ognuno di noi può domandarsi”, l’invito a braccio ai 10mila presenti in piazza: “Ma quali desideri brutti mi vengono spesso? L’invidia, la cupidigia, le chiacchiere… tutte queste cose che derivano da dentro. Ognuno può domandarsi, gli farà bene”. Secondo Francesco, “l’uomo ha bisogno di questa benedetta umiliazione: quella per cui scopre di non potersi liberare da solo, quella per cui grida a Dio per essere salvato. Lo spiega in modo insuperabile san Paolo, proprio riferendosi al comandamento non desiderare”. “È vano pensare di poter correggere sé stessi senza il dono dello Spirito Santo”, il monito del Papa: “È vano pensare di purificare il nostro cuore in uno sforzo titanico della nostra sola volontà. Questo non è possibile. Bisogna aprirsi alla relazione con Dio, nella verità e nella libertà: solo così le nostre fatiche possono portare frutto, perché c’è lo Spirito Santo che ci porta avanti”.

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