Carovana dei migranti: 6mila a Tijuana. Episodi d’intolleranza. Morones (Border Angels): “Anche il razzismo non conosce confini”

Mentre procedono gli arrivi dei migranti centroamericani a Tijuana, nel sogno (al momento molto difficile da realizzare) di riuscire ad attraversare il confine e di entrare negli Stati Uniti – hanno ormai superato il numero di 6.000 ma si prevede che supereranno i 10mila -, si intensificano, accanto a numerosissimi gesti di accoglienza e generosità, manifestazioni, insulti e attacchi alla carovana da parte di alcuni gruppi. In qualche caso sono dovuti intervenire i militari messicani per difendere i migranti.
Di fronte a questi segnali di intolleranza, interviene nella settimanale newsletter dell’associazione Border Angels (Angeli della frontiera) il direttore di questa realtà, Enrique Morones: “Le parole di odio, portano ad azioni di odio, proprio come c’è stato un aumento dell’odio negli Stati Uniti, ora Tijuana è stata infettata da una malattia chiamata Trump”.
Denuncia ancora Morones, che sabato scorso ha anche tenuto una conferenza stampa: “I gruppi razzisti stanno penetrando nella città gemella di San Diego, mentre recentemente la nazionalista Paola Zuniga è andata sulla spiaggia di Tijuana per incitare alla violenza”. In tale contesto le parole del sindaco di Tijuana, Juan Manuel Gastelum, rischiano di gettare benzina sul fuoco: “È chiamato Trump junior – commenta Morones – ha detto che i migranti portano crimini e malattie. Purtroppo, come l’amore, neppure il razzismo conosce confini. Ma Border Angels continuerà ad affiancare l’amore”.
Gli Angeli della frontiera, i cui volontari sono famosi per portare l’acqua nelle zone desertiche attraversate dai migranti, sono nati oltre trent’anni fa, nel 1986, e operano sia a San Diego che a Tijuana .

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